Star Trek GDR

Versione completa: Star Trek: The Geriatric Generation
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Korinna Suder

Betazoid

La Liberty era un prototipo della nuova classe Traveller: piccola, maneggevole, rapida, studiata per attraversare con facilità i condotti transcurvatura e di dimensioni sufficientemente ridotte da poter entrare nell'hangar di una nave federale di grosse dimensioni. Poteva ospitare fino ad un massimo di sette persone per viaggi di lunga percorrenza e per ottenerla erano servite grandi doti di diplomazia, oltre a qualche raccomandazione da parte di amici ai vertici del Comando di Flotta, ma alla fine Korinna era riuscita non solo ad ottenere il meglio che la Flotta aveva da offrire per una simile missione, ma anche l'autorizzazione ad attraversare i condotti transcurvatura per raggiungere il quadrante Delta. Certo, pochi mesi prima sperava di poterlo fare in tutt'altre circostanze, ma molto probabilmente era stata solo la situazione di emergenza a convincere il Comando ad affidare una simile missione di ricerca nelle mani di un gruppo tanto male assortito. Tra loro solo T'Dal, suo figlio e Maria erano effettivamente ufficiali della Flotta, Korinna lo era stata talmente per poco tempo e così tanto tempo prima che nemmeno si considerava tale... a meno che non le facesse comodo diversamente.

Al momento la nave si trovava ancorata ad uno dei piloni di Deep Space Nine e stavano terminando di caricare il necessario per il viaggio. Tomi era intento a studiare con attenzione la console del timoniere e stava richiamando una serie di dati che a Korinna non dicevano alcunché, ma a giudicare dal suo entusiasmo per lui dovevano essere molto interessanti. Questa nave è incredibile... i tuoi amici al Comando non si sono certo risparmiati! comunicò telepaticamente, percependo la presenza della madre alle proprie spalle. Korinna rispose con un sorriso non volevo disturbarti. Tra poco dovrebbero arrivare anche gli altri... forse dovremmo andare a salutare. Sai, tesoro, ho l'impressione che passeremo tanto di quel tempo qui dentro che arriverai a stufarti di vedere quella console rispose, strappando al figlio un mezzo sorriso. Sì... sì... un secondo e ho finito... rispose lui senza staccare gli occhi dalla console.

... quando avete tempo e voglia io ho aperto.
Logic is the beginning of wisdom, not the end of it

T'Dal Zayrus Vulcaniana

Ero appena arrivata su Deep Space 9, accompagnata da Elieth, mio fratello maggiore che generoso come sempre, mi aveva offerto un passaggio. Il viaggio era stato tranquillo, ma il mio pensiero era costantemente rivolto a Pavel, mio marito, che aveva scelto di rimanere su Vulcano. La sua salute non era più quella di una volta, e ogni viaggio lungo era per lui una sfida. Cercai Kawanda e Valeris, che erano già su DS9 per lavoro e ci trovammo a parlare. Dopo la chiacchierata, mentre cercavo con lo sguardo il mio bisnipote Haru, salutai con un cenno Korinna e Tomi, che erano vicino alla nave. Classe Liberty, il prototipo di una nuova classe di astronavi chiamata Traveller. Piccola e agile, la Liberty era progettata per viaggi rapidi attraverso i condotti transcurvatura: la nave era attraccata a uno dei piloni di Deep Space Nine, e stavamo completando i preparativi per la partenza; mentre guardavo la scena, sentivo un misto di eccitazione per la missione e preoccupazione per Pavel. Sapevo che ci saremmo aspettati sfide impreviste, ma ero pronta ad affrontare tutto ciò che sarebbe accaduto.

Seeth Sef

Trill/Klingon

Mentre scendevano dal trasporto che li aveva portati fino a Deep Space 9, Seeth lanciò un'occhiata di soppiatto al marito. Se uno sguardo avrebbe potuto uccidere, quello di Kanjis avrebbe fatto una strage. L'anziano klingon aveva mosso mari e monti, arrivando ad un passo da mettere di mezzo l'intelligence imperiale (Seeth l'aveva opportunamente frenato), ma non era riuscito a convincere la flotta stellare a farlo salire sulla USS Liberty. L'equipaggio della nave era un'accozzaglia di ufficiali e civili ma, per qualche ragione, il Comando non aveva ritenuto opportuno aggiungervi Kanjis. Seeth immaginava che il motivo fossero quelle trasmissioni di dati criptate che ancora il marito scambiava con Qo’noS: lei sapeva che erano innocui messaggi inviati al figlio Akhil, criptati per assurde ragioni di sicurezza, ma non si sorprendeva che il Comando le ritenesse sospette. Kanjis aveva fatto un'egregia carriera nei servizi segreti klingon, prima di ritirarsi per trasferirsi con lei su Trill. Non c'era modo che la Federazione non lo ritenesse un possibile rischio per la sicurezza, e la Liberty era il prototipo di una nuova classe di navi. Era già un miracolo che avessero accettato di farvi salire lei.

Allora io vado. Vedrai che andrà tutto bene e in men che si dica sarò di ritorno con la bisnipote di Korinna. Cercò di rassicurarlo mentre raggiungevano il pilone in cui era ancorata la Liberty e si avvicinavano al portello di accesso alla nave. Kanjis non aveva preso bene la sua decisione di andare in missione nel Quadrante Delta, arrivando anche a sfidarla a duello per convincerla a lasciare il compito ai più giovani. Per quanto Seeth non fosse riuscita a sconfiggerlo, la sua abilità con la bat'leth si era dimostrata ancora sufficiente da ottenere la contrariata approvazione del marito. In quel momento, l'uomo aveva deciso che, se non poteva fermarla, poteva solo seguirla. Purtroppo tutto il suo impegno non era riuscito a portarlo al successo.

HIja'1, vedrai che la porteremo sana e salva a casa. Il suo nome è Lorelei, giusto?
Esatto, Lorelei. Rispose lei, prima di rendersi conto che qualcosa non quadrava nelle parole del marito. Porteremo?
Porteremo. Confermò, lui.
Kanjis...

Seeth aveva pronunciato il suo nome a mo' di avvertimento ma l'unica reazione del marito fu aumentare il passo. Sembrava deciso a salire sulla nave prima che a qualcuno venisse in mente di fermarlo. Non che ci fosse qualche speranza che la nave sarebbe partita con lui a bordo...

Signor Limur, sono desolata ma mi è stato specificato che lei non può salire a bordo. Prima che Seeth riuscire a capire quale sarebbe stato il modo migliore per convincere il marito a piantarla con quell'assurdità, un'umana dai lunghi capelli castani si frappose tra loro e il portello d'accesso. Come unico addetto alla sicurezza della squadra, Maria Michelakos era stata informata delle insistenze di Kanjis ed evidentemente si era preparata per fermarlo. A Seeth quasi dispiaceva per lei, considerando quanto suo marito poteva rivelarsi testardo.

taHqeq2, salirò su quella nave a costo di sfidare a duello chiunque tenterà di fermarmi.


1HIja': sì
2taHqeq: classico insulto
In the end they'll judge me anyway so, whatever.

Haru Sunak Chekov Umano/Vulcaniano

Era appena sceso su Deep Space 9 e si era incamminato verso il luogo dove si trovava la USS Liberty, un nuovo prototipo di nave di dimensioni ridotte ma decisamente veloce, utile proprio in missioni come quella che stavano per affrontare. Aveva letto qualcosa riguardo la nave e le sue capacità e anche se non era un esperto in ingegneria, doveva ammettere che era rimasto piuttosto incuriosito dalle caratteristiche del mezzo e per questo non vedeva l’ora di partire.
Il suo sguardo si spostò dalla nave ai suoi colleghi in questa missione, alcuni li conosceva solo di fama mentre altri erano volti familiari come la sua bisnonna che sembrava osservare i preparativi per la partenza e l’ufficiale Michelakos, sua collega nell’Enterprise, che stava tentando di fermare due klingon. Si avvicinò lievemente ai tre, riconoscendo solo ora che si era avvicinato l’identità degli altri due; non voleva intromettersi nel lavoro della sua collega e sapeva che era più che capace di fare il suo dovere da sola ma il signor Limur avrebbe fatto perdere loro troppo tempo.
Signore, iniziare un duello in questo momento non solo sarebbe una perdita di tempo ma anche deleterio per la missione. Ogni minuto che perdiamo potrebbe influire negativamente per la missione di salvataggio e questo potrebbe causare problemi non solo alla USS Voyager ma a tutti noi, quindi anche a sua moglie e a lei, se anche riuscisse a ottenere il permesso della Flotta. Le probabilità di ottenere questa, sono davvero scarse, dato che manca poco alla partenza e richiederebbe troppo tempo per convalidare il tutto e purtroppo non ne abbiamo a sufficienza. Le chiedo gentilmente di non intralciare la missione, anche per rispetto a sua moglie che ne fa parte. Le assicuro che l’equipaggio contiene i migliori esperti sia della Flotta Stellare che di civili e sono certo che lo sa, un klingon con una carriera importante come la sua alle spalle avrà sicuramente le sue conoscenze per ottenere informazioni. Se ha qualche dubbio però può esprimerlo, cercherò di risolverlo.
Haru era rimasto impassibile mentre spiegava la situazione al klingon, aveva cercato di essere più chiaro possibile in modo da far capire al signor Limur che non aveva senso ostinarsi a salire a bordo quando non aveva i permessi e, inoltre, stava dimostrando sicurezza per evitare di lasciar trasparire alcun segno di debolezza. Alla fine aveva aggiunto anche un commento alla sua carriera, non voleva minare in alcun modo l’onore del klingon o avrebbe rischiato di farlo alterare ancora di più.

Korinna Suder

Betazoid

L'arrivo dei due klingon fu difficile da non notare: l'irritazione del marito di Seeth era distintamente percepibile prima ancora che i due mettessero piede sulla stazione. Perfino Tomi drizzò un momento lo sguardo della sua console, per voltarsi in direzione del corridoio d'accesso alla nave. Korinna gli rivolse un sorriso ci penso io disse sfiorando con affetto la spalla del figlio prima di allontanarsi dalla piccola plancia della nave.

Starà bene disse, insinuandosi tra i pensieri di T'Dal mentre si avvicinava per stringerla in un abbraccio. Sapeva che i vulcaniani in genere non amavano quel genere di invasione del loro spazio personale, ma sapeva anche che se T'Dal non avesse voluto condividere i propri pensieri, con la sua disciplina mentale sarebbe riuscita a rendere un inferno anche solo capire come stava. Era successo diverse volte in passato, ma con gli anni la vulcaniana doveva essersi abituata ai modi indiscreti dell'amica e Korinna sospettava fosse arrivata perfino ad apprezzarli, a modo suo. ... forse è per noi che dovresti preoccuparti scherzò l'anziana, indicando con un cenno della testa la coppia di klingon che arrivava in quel momento e sembrava essere sul piede di guerra.

I due giovani ufficiali dell'Enterprise avevano prontamente preso in mano la situazione, strappando a Korinna un sorriso leggero: l'istruzione rigorosa dell'Accademia della Flotta sembrava essere ancora ben fresca nella mente di quei due. Seeth! esclamò felice, andando a stringere la klingon in un abbraccio. Kanjis! qaleghqa'neS! bIpIv'a'? * lo accolse cordiale in un klingon con un leggero accento betazoide che nonostante gli anni di pratica della lingua non era mai riuscita del tutto a nascondere. Avete già visitato la stazione? chiese ai due venite, vi offro qualcosa. Il bar è un luogo assolutamente caratteristico! promise, prendendo Seeth a braccetto e trascinandola nuovamente verso il turboascensore per poi invitare Kanjis a seguirle con un cenno della testa e un'occhiata impaziente. Ci pensi tu a terminare i preparativi? aggiunse telepaticamente in direzione di T'Dal.

* qaleghqa'neS! bIpIv'a'? = è un onore rivederti! Come va?
Logic is the beginning of wisdom, not the end of it

T'Dal Zayrus Vulcaniana

Strinsi appena Korinna in un abbraccio e annuii leggermente alle sue parole.

//So che Pavel starà bene. È un pensiero illogico, ma lasciarlo da solo su Vulcano è stata una decisone che sta iniziando a pesarmi. I nostri figli sono qui, anche se presto anche loro andranno in pensione.// La mia voce era calma, ma la mia parte umana era in tumulto, sebbene sapessi che Pavel sapeva cavarsela più che bene nel pianeta che lo accolse tanti anni prima ed ormai era la sua casa.
//Non ho paura per noi, dato che abbiamo anche dei giovani con noi e, anche se noi tre non siamo più giovani, abbiamo le nostre esperienze e competenze.// ammisi.

Nel frattempo, notai Seeth e il marito Kanjis, che si avvicinavano alla Liberty. Kanjis sembrava decisamente irritato, forse per non essere stato incluso nella missione. Maria Michelakos, l'addetto alla sicurezza della squadra, bloccava il suo ingresso. La tensione era palpabile.

Fu in quel momento che il mio bisnipote Haru intervenne, con la fermezza che caratterizza un ufficiale della Flotta Stellare. Con logica e precisione, egli spiegò a Kanjis l'importanza del tempo e delle procedure, sottolineando come ogni ritardo potesse compromettere la missione. Haru mantenne una compostezza impeccabile, evidenziando la sua maturità e la sua consapevolezza della situazione.

Korinna, nel frattempo, aveva già preso l'iniziativa di calmare gli animi. Con il suo approccio diretto e cordiale, invitò Seeth e Kanjis a visitare la stazione, offrendosi di mostrare loro il bar, un luogo caratteristico di DS9. Quando mi chiese telepaticamente se volessi terminare i preparativi dissi //Certamente// facendo un cenno del capo. La sua fiducia nel mio rigore e nella mia abilità era implicita, e nonostante la mia naturale riservatezza vulcaniana, in quel momento mi sentii onorata dalla sua richiesta.
Volevo assicurarmi che tutto fosse pronto per la partenza. Guardai per un istante Haru con orgoglio e poi Maria, sentivo una certa sicurezza nel sapere che la nuova generazione era pronta a prendere il testimone. La loro energia e determinazione erano una fonte di ispirazione.

In silenzio, entrai nella nave e per prima cosa mi diressi verso il ponte principale, dove Tomi era assorto nella calibrazione dei sistemi. «Ciao Tomi.» lo salutai per poi dire «Se hai un minuto e non lo hai già fatto, assicurati che i condotti transcurvatura siano pronti» dissi, osservando il suo lavoro con approvazione.

Verificai le scorte di cibo e le riserve mediche, assicurandomi che tutto fosse in ordine per sostenere l'equipaggio nelle varie eventualità della missione. Il tempo trascorreva in un susseguirsi di compiti e controlli, un rituale familiare che mi offriva una sensazione di pace e di controllo.

Mentre lavoravo, i pensieri su Pavel tornavano a volte a intrufolarsi nella mia mente, ma la mia disciplina vulcaniana mi aiutava a mantenere la concentrazione sui compiti immediati. Ogni verifica, ogni sistema controllato, era un passo in più verso il successo della nostra missione.

Finiti i preparativi, mi fermai un attimo a contemplare la Liberty. La nave era un capolavoro di ingegneria, un prototipo che rappresentava la frontiera della tecnologia della Federazione. Sentivo una certa ammirazione per le menti che avevano concepito e realizzato un simile mezzo.

Seeth Sef

Trill/Klingon

Mentre il nipote di T'Dal parlava, Seeth lanciò un'occhiata al marito. Sinceramente, non riusciva a capire perché si stesse comportando in quel modo: Kanjis non era stupido e sapeva bene che una scenata simile non avrebbe convinto la Flotta a dargli all'ultimo l'autorizzazione ad accompagnarli. L'uomo era preoccupato per lei e non era pienamente d'accordo con la sua decisione di tornare a lavorare su di un'astronave nonostante la sua età, ma non era ancora senile. O almeno così Seeth voleva sperare.

Non ho dubbi sulla competenza dell'equipaggio, tenente Chekov, Rispose l'uomo, portando Seeth a chiedersi se il giovane ufficiale avesse ragione a ritenere che Kanjis avesse ottenuto per vie traverse informazioni sulla missione. Eppure... Nah, gli ho sicuramente parlato del nipote di T'Dal, è naturale che sappia il suo nome. Si rassicurò, scacciando quei pensieri dalla mente. ma ho qualche dubbio nei vostri numeri e nella composizione dei ruoli. Non avete né sufficienti ufficiali della sicurezza né una nave da guerra, e non ho intenzione di rimanere a guardare mentre mia moglie si fa ammazzare. Quindi fatevi da parte e lasciatemi parlare col capitano T'Dal.

L'arrivo di Korinna fu decisamente provvidenziale. Per quanto Seeth non credesse che Kanjis sarebbe arrivato seriamente a sfidare a duello i due giovani ufficiali della flotta, era decisamente sollevata di non doverlo scoprire. Korinna! La salutò con entusiasmo, lasciandosi prendere a braccetto e trascinare verso il turboascensore. No, non ancora ma mi pare un'ottima idea fare un salto al bar mentre vengono completati i preparativi. In realtà avrebbe preferito partire il prima possibile, ma era indubbio che non era possibile evitare una chiacchierata con Kanjis. Ah, com'era imbarazzata! Se non ha un motivo serio per tutta questa sceneggiata, lo ammazzo!

Kanjis sembrò titubante ma, dopo un attimo di esitazione, decise di lasciare in pace i due ufficiali e seguirle... lamentandosi della decisione della flotta fino al loro arrivo al turboascensore. Solo dopo che la porta si fu chiusa dietro di loro e il turboascensore cominciò a scendere, il suo atteggiamento cambiò. Avrei davvero preferito parlare con T'Dal, sai? Borbottò. E un bar è decisamente un rischio alla sicurezza.. Lanciò un'occhiata sospettosa al turboascensore in cui si trovano, come se si aspettasse di trovarvi qualche microspia, per poi completare la frase con un significativo non trova, signora telepate.

Sembra che l'Impero abbia un'interesse malsano per la vostra nave prototipo. Avrebbe percepito Korinna se avesse scandagliato i pensieri dell'uomo. Il Quadrante Delta è vasto e probabilmente non incontrerete navi klingon... ma, se succedesse, dileguatevi.
In the end they'll judge me anyway so, whatever.

Haru Sunak Chekov Umano/Vulcaniano

Ascoltò attentamente quello che Kanjis aveva da dire, la sua espressione non cambiò nemmeno per un istante mentre il klingon continuava a parlare. Nonostante fosse consapevole che ciò che l’altro stava dicendo era puramente dettato dai sentimenti, dato che i ruoli erano stati assegnati con coscienziosità e il numero di ufficiali della sicurezza presenti era il giusto per una missione di quel genere; Haru si trovava a capire Kanjis nei suoi dubbi. Non era sentimentalmente legato a nessuno ancora ma sapeva cosa voleva dire temere per i propri cari e quanto la preoccupazione rendesse l’individuo illogico; la sua parte umana comprendeva i suoi timori ma nonostante questo non poteva lasciar andare. Voleva fargli capire che non stavano andando in guerra e che molti di loro, compreso se stesso, erano addestrati al combattimento anche se non facevano parte della sicurezza ma venne bloccato dall’intervento di Korinna Suder. Per un attimo fu colto di sorpresa e mostrò di essere accigliato ma fu solo per un secondo, dato che poco dopo i suoi occhi non nascosero un leggero divertimento nel capire cosa la betazoide stesse facendo. 
Decisamente un metodo migliore del mio  pensò mentre osservava l’interazione, analizzando attentamente le reazioni dei tre e prendendo spunto per il futuro; dopotutto non sempre la fredda logica vulcaniana era la soluzione a ogni problema. Una volta che i tre si furono allontanati si voltò verso la collega, volendo scusarsi per l’intromissione e per accertarsi che non fosse rimasta turbata dal suo intervento.
Guardiamarina  Michelakos, le chiedo scusa per il mio intervento. So che è il suo lavoro occuparsi della sicurezza e che lo fa egregiamente, ma non volevo che la situazione degenerasse prima della missione. Spero di non averle mancato di rispetto.
Fece un cenno della testa verso la ragazza come per sottolineare le sue scuse, non era davvero sua intenzione scavalcare qualcuno ed era più tranquillo nel sapere che la situazione si era attenuata grazie all’intervento della betazoide. Si guardò intorno e, per un istante, incontrò lo sguardo della bisnonna; le sue labbra si incurvarono istintivamente in un sorriso, il pensiero di dover lavorare con lei era fonte di orgoglio per Haru.

Korinna Suder

Betazoid

Tomi aveva percepito l'arrivo di T'Dal, ma non le aveva prestato realmente attenzione finché non era comparsa alle sue spalle. Quando la vulcaniana gli rivolse la parola, il betazoide rispose con un distratto cenno di assenso. Sì, dammi un secondo... disse, terminando di bilanciare i sistemi in una configurazione più simile a quella con cui era abituato ad operare. Finché si trattava di manovre da crociera non avrebbe fatto una grande differenza, ma se mai si fosse presentata un'emergenza preferiva poter operare a modo suo. Il computer emise un trillo per avvertire che la configurazione era terminata e solo allora Tomi si alzò dalla console, per rivolgere alla vulcaniana un sorriso cordiale ... i condotti, dicevi? chiese conferma, mentre raggiungeva la console vicina. Ci hanno caricato tutte le mappe... disse, facendole comparire a schermo quelli che vedi in blu sono i condotti stabili spiegò ... mentre quelli in arancione sono quelli che la Voyager non ha ancora rimappato. Il segnale è stato perso qui... continuò, ingrandendo il punto sulla rappresentazione 3D ho dato un'occhiata alle mappe con mamma, ieri... pensavamo di partire da questa zona qui: è sufficientemente vicina al punto in cui è stato perso il contatto, ma tutta l'area è stata dichiarata stabile. la aggiornò.

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... per un periodo ho lavorato in questo settore, non credo di avertelo mai raccontato, ma prima che ci conoscessimo c'è stato un periodo in cui avevo considerato di trasferirmi con Nat e Tomi su Cardassia, ma Tomi era ancora piccolo e all'epoca lo spazio cardassiano non era propriamente considerato un buon posto in cui portare dei bambini... stava raccontando Korinna, fingendo di ignorare l'insistente borbottio di sottofondo offerto dalle proteste di Kanjis. Volendo essere del tutto precisi anche entrare in un turboascensore con me potrebbe costituire un rischio per la sicurezza... scherzò in risposta alle parole del klingon e, contemporaneamente, riservandogli un'occhiata interrogativa: si conoscevano ormai da diversi anni, al punto che lo considerava un amico almeno quanto Seeth e in tutto quel tempo Kanjis l'aveva sempre chiamata per nome, non certo per le sua abilità. Un betazoide più discreto avrebbe probabilmente chiesto spiegazioni, ma Korinna aveva sempre faticato a comprendere le ritrosie che gli alieni erano soliti mostrare all'idea che qualcuno potesse cogliere i loro propositi o il loro sentire ed ormai era troppo vecchia per curarsene realmente.

... comunque è un onore per me sapere che ciò che ti preoccupa maggiormente sono le condizioni in cui ci troveremo una volta giunti a destinazione e non se riusciremo a portare a termine la missione. aggiunse, muovendo un cordiale cenno di assenso in direzione del Klingon. Il turboascensore si fermò con un sibilo e la betazoide si avviò lungo la passeggiata, puntando in direzione del bar. Un allegro vociare si faceva sempre più intenso mano a mano che si avvicinavano e Korinna fu costretta ad alzare leggermente la voce per farsi sentire. Sai, Seeth, capisco le preoccupazioni di tuo marito. In fondo chi, del tutto sano di mente, partirebbe con una navetta e la speranza di poter fare qualcosa per aiutare una delle navi più avanzate della Flotta? Siamo un equipaggio di sognatori, non fa certo male che qualcuno ci riporti con i piedi per terra. disse, ammiccando con fare amichevole in direzione del klingon.

Con un'occhiata Korinna studiò il bar, scegliendo un tavolino libero a una discreta distanza dal bancone e ad altrettanta dai sensori del sistema di sorveglianza. Avanzando lentamente tra i presenti, si concesse qualche istante per prendere posto, poi attese che i suoi ospiti facessero altrettanto. Sul tavolino si trovava una lista delle bevande presenti e la betazoide la aprì distrattamente. Tuttavia... aggiunse, con un tono di voce sufficientemente alto da farsi sentire dai due klingon, ma abbastanza basso perché sparisse nel vociare del locale Kanjis, ti conosco da anni e sai che hai la mia fiducia. Se, ipoteticamente, riuscissi a farti salire a bordo della Liberty... mi puoi garantire che le informazioni sul prototipo che la Flotta cerca di proteggere non finiranno in mani sbagliate? si informò, concentrandosi sui pensieri e sulle emozioni dell'uomo in modo da non perdere nemmeno una sfumatura che potesse tradire un pensiero non in linea con quanto avesse risposto.

Eh. Il lupo perde il pelo... Laugh
Logic is the beginning of wisdom, not the end of it

T'Dal Zayrus Vulcaniana

Mentre osservavo la situazione tra Seeth, suo marito Kanjis, e gli altri membri dell'equipaggio, riflettevo sulla complessità delle interazioni umane e klingon. La mia natura vulcaniana mi spingeva a mantenere una certa distanza emotiva, ma non potevo ignorare l'evidente agitazione di Kanjis. Le sue parole, cariche di protezione e frustrazione, rivelavano una profonda preoccupazione per sua moglie. Capivo che desiderava parlare con me, e sapevo che l'approccio doveva essere ponderato e delicato; tuttavia i due klingon seguirono Korinna, lasciandomi un leggero senso di curiosità riguardo il motivo per cui Kanjis volesse parlare con me.

Dopo aver osservato la scena con attenzione, mi diressi verso Tomi, che era impegnato con le mappe dei condotti transcurvatura. Sorrisi ad Haru e abbozzai un sorriso in risposta, per poi fare un cenno con la testa rivolto verso di lui, avrei voluto parlargli ma era illogico non portare a termine la discussione con Tomi, nonché non ero certa che Haru volesse scambiare due chiacchiere con me. Le spiegazioni di Tomi mi portarono al presente.

«Interessante. E il punto in cui è stato perso il segnale? Credi che questa configurazione ci fornirà la flessibilità necessaria in caso di emergenza? Quali sono le tue valutazioni sui rischi di attraversarlo?» chiesi, indicando un'area specifica sulla mappa. Ero entrata nella mia vecchia modalità "capitano", stavo analizzando ed ero pronta a guardare con attenzione ciò che Tomi mi stava mostrando, ma sapevo che avrei potuto accedere alla vecchia console da navigatore se ne avessi avuto bisogno. Era importante capire i dettagli di ogni possibile percorso, valutare i rischi e le alternative.

In quel momento, un pensiero mi colse: stavo diventando più umana con il passare del tempo? Questa osservazione, strana per una vulcaniana come me, non poteva essere negata, considerando il cambiamento interiore che stavo sperimentando. La speranza che il nostro viaggio potesse essere non solo di successo ma anche piacevole, sebbene fosse un pensiero poco vulcaniano, era una concessione alla parte umana che avevo imparato a rispettare e accettare nel corso degli anni, non solo grazie alle mie amiche, ma anche alla mia famiglia al gran completo. Riflettei su come la mia esperienza con gli umani sia sul lavoro, sia avendone sposato uno, avesse influenzato notevolmente la mia percezione e le mie emozioni. Questo cambiamento si manifestava nel mio quasi desiderio di indossare nuovamente la divisa della Flotta Stellare, nonostante non fossi sicura del valore dei miei vecchi gradi in quella situazione. Sapevo che, nonostante la mia lunga assenza, il senso di appartenenza alla Flotta Stellare era ancora profondamente radicato in me, una testimonianza del cambiamento che avevo vissuto.

Se dovesse/potesse servirvi Nikola e il suo bar, mettetelo pure in mezzo tranquillamente e io arrivo Laugh
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