Star Trek GDR

Versione completa: Goodbye forever
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Lo stesso nome del Bed Aoi Lhil non presagiva nulla di buono. Come in praticamente tutte le società della galassia, nemmeno tra i romulani chiamare un bar 'addio per sempre' poteva essere considerato normale. Nonostante questo, il nome dell'eccentrico bar avrebbe potuto passare per una trovata originale del proprietario, se il Bed Aoi si fosse trovato in una stradina della superficie di Ki Baratan. Ma quel bar era situato ben sotto la superficie, all'interno di alcuni ampi locali abbandonati nelle labirintiche fogne della capitale romulana. Locali che, nonostante fossero stati puliti e resi salubri, non erano stati in alcun modo decorati, se non con l'aggiunta di alcune sedie, un bancone, dei mobili e un replicatore. Il minimo indispensabile per rendere il soggiorno agevole ai molti delinquenti e dissidenti che componevano la clientela del bar, e per rendere relativamente veloce l'abituale trasferimento del bar in un'altra zona delle fognature, che avveniva all'incirca ogni mese. Se le varie stanze del bar erano relativamente poco curate, molta cura era stata data alle diverse vie di fuga e alla piccola sala ologrammi in cui era possibile esclusivamente esercitarsi nell'uso delle armi e fare esercizio fisico. Inutile chiedere al barista di poter immergersi in un oloromanzo: per certi divertimenti era meglio utilizzare le molte sale ologrammi presenti sulla superficie. Il bar Bed Aoi era pensato esclusivamente per chi aveva un conto in sospeso con la società o, più precisamente, col governo. Non per la gente comune.

Ed era quello il locale verso il quale Ael era diretta, un bar dove era possibile racimolare qualsiasi informazione proveniente da qualsiasi angolo dell'Impero Stellare Romulano. Un bar che, però, poteva anche risultare pericoloso se non si era preparati ad affrontare gentaglia e magari anche 'cani' del governo.
Mhai s'Siedhri
Romulan/Q
Era stata una giornata come molte altre per Mhai s'Siedhri. Come suo solito, quella mattina si era alzata presto, si era purificata ed aveva presenziato ai riti mattutini, un compito che - nonostante potesse risultare un poco noioso essendo ripetuto quasi ogni giorno - era per lei stessa prezioso e fondamentale. Come somma sacerdotessa, ma ancora prima come donna e come romulana, riteneva fondamentale ringraziare gli Elementi dei loro doni, soprattutto l'Aria a cui si sentiva particolarmente legata, probabilmente perché aveva vissuto al Tempio dell'Aria praticamente sin da quando era nata. Il pomeriggio, invece, era stato più tranquillo: si era presa del tempo per meditare e per studiare, poi aveva fatto una passeggiata per le vie della città, osservando le vetrine e i passanti. Nonostante tutti i suoi difetti, Ki Baratan era una città fantastica, la sua città. Magari non era la città in cui era veramente nata, visto la scomparsa di sua madre negli anni precedenti e successivi alla sua nascita, ma per lei (e per l'anagrafe, in effetti) era la sua città natale. Nessun altro luogo nell'universo poteva esserle caro come quella città dannatamente complicata, pericolosa ma anche meravigliosa. La città che lei voleva salvare.

Dopo i riti serali era andata a dormire, ma in realtà era rimasta nel suo letto per poche ore. A notte fonda si era alzata, aveva indossato degli abiti piuttosto semplici e dai colori scuri, e si era legata i capelli in una coda bassa. Poi, davanti allo specchio, si era concentrata e aveva schioccato le dita. Un lampo di luce bianca e i suoi capelli corvini avevano cambiato colore: ora erano di un rosso cupo e piuttosto scuro. E sulla fronte le era comparsa una cresta frontale in perfetto stile romulano. Due dei segni caratteristici di Ael. Poi, dopo essersi calata il cappuccio della maglia sulla testa e aver nascosto alla cintura il disgregatore, era uscita di nascosto dal tempio. Aveva girato per qualche decina di minuti per le vie della città, evitando le più trafficate e cercando di non farsi notare, poi si era fermata davanti ad un tombino. Dopo essersi assicurata che nessuno la stesse osservando, l'aveva aperto e i si era calata, scendendo nella rete fognaria di Ki Baratan. Il solito lezzo della fogna le aveva dato il benvenuto, ma la romulana non ci aveva fatto più di tanto caso: ormai, volente o nolente, ci si era abituata. Aveva camminato per qualche tempo tra i tunnel della fogna, ignorando ostinatamente i nhaidh che ogni tanto incrociava per strada. Se fosse stata una normale sacerdotessa, il solo vedere quei disgustosi millepiedi l'avrebbe inorridita, ma ormai aveva imparato ad ignorarli, per quanto fosse umanamente possibile. Si fermò più volte, nascosta in qualche galleria o dietro a qualche pilastro nell'attesa che un altro visitatore delle fogne passasse: dopotutto, non si sapeva mai chi si poteva incontrare. Potevano essere colleghi dissidenti, ma anche spie, guardie o criminali comuni. E nemmeno tra dissidenti ci si poteva veramente fidare l'uno dell'altro. Così, impiegò qualche tempo a raggiungere la sua destinazione: un certo bar ufficialmente inesistente ed alquanto poco raccomandabile. E una volta che vi fu entrata si diresse direttamente al bancone, ignorando tutto e tutti, e si rivolse direttamente al barista. "Jolan'tru!" Disse, pronunciando il saluto semi-formale più utilizzato tra i romulani. "Qualche novità?"

Citazione:Metamorfosi: Maya è in grado di mutare per un tempo indeterminato alcuni piccoli particolari del suo aspetto fisico. Con uno schiocco delle dita e un lampo di luce bianca può, quindi, cambiare il colore dei suoi capelli, le forma delle sue orecchie (nel caso improbabile volesse farsi passare per un'umana), il colore dei suoi abiti e altri particolari di poca rilevanza. Non è in grado di trasformarsi in un'altra persona e, qualsiasi metamorfosi compia, la sua identità rimane comunque facilmente riconoscibile... almeno per chi la conosce o l'ha già incontrata.
All'arrivo di Ael, il bancone era praticamente deserto. I pochi avventori erano principalmente seduti ai tavolini, e il barista era intento a pulire con uno straccio la superficie del bancone. Si trattava di un romulano maschio, non più tanto giovane, dai capelli neri e corti. Non si preoccupava di nascondere il suo aspetto: non ne aveva bisogno, era già piuttosto conosciuto dalle forze dell'ordine. E girava il sospetto che non lo avessero ancora toccato perché era disposto a vendere anche a loro informazioni. Era come un'arma a doppio taglio: era la persona giusta per comprare informazioni, ma era anche la persona peggiore a cui rivelare troppo.

"Jolan'tru, Ael. Mi sembra abbastanza allegra. È successo qualcosa di particolare?" Domandò, con un tono i più possibile neutro. Dopotutto, il suo mestiere era quello di racimolare notizie. E qualsiasi piccola notizia su Ael (anche quale fosse il suo colore preferito!) gli avrebbe fatto fare un buon guadagno. "Novità? Potrebbero essercene come potrebbero non essercene, dipende tutto da cosa si è disposti a dare in cambio." Commentò.
Mhai s'Siedhri
Romulan/Q
La risposta del barista non la sorprese: quando mai, in quel dannato universo, si era dato veramente qualcosa gratuitamente, senza aspettarsi nulla in cambio!? Era già difficile vedere anche solo un piccolo barlume di questa predisposizione nei sacerdoti del suo tempio, quindi era decisamente improbabile che un dissidente o un malvivente mettesse da parte i guadagni personali per il bene altrui. E questo accadeva anche quando il bene che si stava cercando era quello di Romulus e dell'intero Impero. Non che la sua richiesta di informazioni centrasse esattamente col bene di Romulus, ma quello era certamente l'obbiettivo finale delle sue azioni.

"Forse sì, forse no." Rispose alla domanda del romulano, porgendogli alcuni T'Chak con un movimento naturale, come quella fosse la cosa più normale del mondo. "Succedono molte cose in questa città, sia belle che brutte." Aggiunse, attenta a non pronunciare nulla che potesse anche solo sembrare un'informazione sulla sua vita personale o un indizio sulla sua vera identità.
L'uomo prese i soldi con un movimento fluido, come se fosse la cosa più normale del mondo, e non sembrò per niente turbato dalle parole evasive di Ael. I suoi occhi fecero un veloce giro del locale, per controllare che nessuno fosse abbastanza vicino per sentire quello che stava per dire, poi si chinò verso la donna, sussurrandole: "Già, succedono molte cose in questa città... e alle volte succede qualcosa di grande. Sembra che la Tal'Shiar sia in allerta. Potreste dirmi che la cosa è normale e che stanno preparando qualche sortita a noi dissidenti, ma sembra che sia in corso qualcosa di più grosso. Di così grosso che potrebbe anche non centrare con la nostra piccola rivolta. Quindi, se le capitasse di sentire qualcosa in proposito, cerchi di non dimenticarsi di me... ok? La pagherò bene."

Ritornò in posizione eretta, recuperando lo straccio che aveva lasciato sul bancone e ritirandolo in un cassetto. "Parlando di favori... le va di provare un nuovo programma olografico? In cambio le offro una birra." Aggiunse, porgendole una piccola scheda di memoria che aveva appena recuperato dalla sua tasca.
Mhai s'Siedhri
Romulan/Q
L'espressione di Maya cambiò mentre l'uomo parlava. Se fino ad un attimo prima era totalmente controllata e neutra, a dimostrazione di come si trovasse tranquilla e in un certo senso a suo agio in quel luogo, adesso dimostrava la sua preoccupazione. Se la Tal'Shiar stava combinando qualcosa di grosso, allora c'era da preoccuparsi. Avrebbe voluto chiedere maggiori informazioni in proposito, ma era evidente che anche lui non ne sapeva molto. Di conseguenza, sarebbe stato inutile tentare di fargli dire qualcos'altro: se chiedeva informazioni a lei, allora probabilmente non sapeva dove diamine trovarle. Maya, infatti, non era mai stata uno dei suoi informatori. "Se scoprirò qualcosa, vedrò cosa posso fare." Commentò, evitando di fare promesse che poi avrebbe potuto non mantenere.

Alla richiesta del barista di provare il suo nuovo programma olografico, Maya non seppe se esserne scocciata o divertita. Perché avrebbe dovuto proprio lei perdere tempo a provare uno stupido programma? Ma non poteva che essere curiosa: di che programma stava parlando? Così prese la memory card che lui le stava porgendo, dicendo: "Ok, ok... basta che non sia un oloromanzo. E la birra dev'essere di ottima qualità. Non quella schifezza annacquata che vendi normalmente. Senza offesa, eh!"
"Ah, ah. Non si tratta di un oloromanzo, stia tranquilla." Esclamò il barista, mostrando un lampo di divertimento nei suoi occhi scuri. "Nessuna offesa. E non si preoccupi, quando tornerà troverà una bottiglia di birra romulana di alta qualità tutta per lei." Aggiunse, mentre sul suo viso comparve un'espressione che sembrava quasi di preoccupazione. Ma il momento passò e il romulano riprese il controllo delle sue emozioni, e il suo viso tornò a mostrarsi neutro, o addirittura quasi allegro.

"La sala ologrammi uno è libera. È appena dopo quella porta." Fece un cenno verso una porta al di là dei tavolini, la cui modernità stonava quasi con la struttura trasandata e vecchia del locale. Era una porta automatica, una di quelle che bastava sfiorare il piccolo pannello al suo lato per farla aprire autonomamente. Non che fosse una novità: ovunque per Ki Baratan c'erano porte simili o addirittura tecnologicamente più avanzate, ma era difficile trovarle all'interno della rete fognaria, dove le poche porte esistenti avevano una più rudimentale maniglia e, in rari casi, una serratura... non elettronica, ovviamente.
Mhai s'Siedhri
Romulan/Q
Sospirò, per niente sicura di poter rimanere tranquilla di fronte a quell'uomo. Chissà cosa quello squilibrato stava architettando! Maya non si fidava di lui, come del resto non si fidava degli altri dissidenti. Ma quel barista era anche peggio: da quanto aveva capito sentendo parlare di lui e conversando con lui, avrebbe fatto qualsiasi cosa per soldi. Magari anche vendere dei dissidenti alla Tal'Shiar. Era una persona con cui era meglio non aver a che fare, ma anche uno di quegli individui che bisognava ad ogni costo tenersi amici. Quindi, fargli qualche favore risultava d'obbligo. Purtroppo.

Lo salutò con un leggero cenno della mano e si diresse nella direzione da lui indicata, attraversando la sala e zigzagando tra i tavolini. I clienti erano quattro gatti, ma tra quei pochi qualcuno cercò comunque di attirare la sua attenzione: lei, però, ignorò qualsiasi commento, per di più dei "Ciao tesoro, cosa fai di bello?". Anche perché, se li avesse ascoltati, sicuramente non avrebbe reagito per il meglio. Ed iniziare una rissa all'intero di quel locale era di certo uno dei modi migliori per inimicarsi il proprietario. Arrivata davanti alla porta, posò la mano sul pannello al suo fianco. La porta si aprì all'istante e Maya la oltrepassò, entrando all'interno della sala ologrammi. La porta si richiuse silenziosamente alle sue spalle. La romulana si guardò attorno, analizzando la struttura del locale, simile a quella di molte altre sale dallo stesso scopo: le pareti, il soffitto e il pavimento erano ricoperti di OHD, dei dispositivi miniaturizzati che proiettano una gran varietà di tipi di campi di forza, disposti in pannelli quadrati dai lati lunghi 61 centimetri. Vicino all'ingresso, poi, era presente un pannello di controllo. La ragazza gli si avvicinò ed inserì nell'apposita fessura la memory card. Poi disse: "Computer, inizio programma."
Alle parole di Ael, la sala ologrammi scomparve davanti ai suoi occhi, sostituita da un ampio paesaggio desertico. Il terreno era coperto da una sabbia fine, di un giallastro tendente al marrone, che era bollente al tocco. Il paesaggio era intervallato da grandi buche e da rocce, alcune delle quali si ergevano in verticale, come nel tentativo di raggiungere il rosso cielo e il suo caldo sole. L'ambiente era caldo, un caldo adatto ad una giornata nel deserto e a mala pena sopportabile per un romulano. Dopotutto, il tempo passato su Romulus, un pianeta sicuramente meno caldo di Vulcano, aveva reso la specie romulana meno abituata a certe temperature troppo alte. In lontananza si potevano intravedere delle strutture composte dalla stessa pietra rossastra delle rocce: erano degli edifici in rovina, alcuni dei quali mezzi sotterrati dalla sabbia.

L'abbigliamento di Ael era mutato: ora indossava un'ampia veste bianca, con un cappuccio dello stesso colore che le proteggeva la testa dai caldi raggi solari. La veste le arrivava fino alle caviglie, lasciando scoperto il resto delle gambe, ed era chiusa alla vita da una cintura, a cui era legato un disgregatore. Ai piedi portava dei rustici sandali, dalla suola in legno e dai lacci in corda, che non bastavano a proteggere i piedi dalla calda sabbia in cui la romulana li avrebbe mezzi-affondati ad ogni passo.

Attorno a lei sembrava non esserci nessuno, né umanoidi, né animali. Ma era proprio così?
Mhai s'Siedhri
Romulan/Q
Quando il programma si avviò, Maya si ritrovò in un ambiente desertico e dannatamente caldo. L'improvvisa alterazione della temperatura la colse di sorpresa e, per un brevissimo istante, temette di star per avere un malore. Ma quella sensazione presto passò, lasciando soltanto tanto disagio. "Dannato calore. Fvadt! Questo non è certamente il modo ideale di iniziare un programma olografico!" Imprecò, maledicendo mentalmente il barista. Perché si era lasciata convincere? E per una birra, poi! "Che sia un programma di sopravvivenza?" Si domandò, parlando inconsciamente ad alta voce. In effetti, oltre ad assicurarsi che non si trattasse di un oloromanzo, non si era preoccupata di chiedere informazioni. Un errore, probabilmente.

La romulana si guardò attorno, alla ricerca di qualsiasi elemento che le potesse dare un'indizio sul luogo dove si trovava. Nell'universo conosciuto c'erano molti pianeti che contenevano zone desertiche come quella. Era quindi difficile dire se si trattasse di Vulcano, New Vulcano o di chissà che altro mondo. In effetti, poteva trattarsi anche di un luogo di fantasia. Seguendo quel ragionamento, Maya era consapevole che, probabilmente, le sarebbe stato impossibile comprendere dove esattamente si trovava. Quindi forse, più che indizi di quel tipo, avrebbe dovuto cercare dell'acqua. Acqua olografica, che avrebbe fatto ben poco per quel dannato caldo, ma che sarebbe risultata il suo primo passo verso il completamento di quel programma. Perché in un deserto era proprio l'acqua l'elemento più importante. Beh, sempre che quello in cui si trovava fosse veramente un programma di sopravvivenza.
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