TFB Gli esploratori dell'Arca Perduta
#1

@Neris

Where I come from, if someone saves your life, you don't stab them in the back.

James T. Kirk Umano


Diario del capitano, data astrale 5749.3, l'Enterprise si trova in orbita attorno al terzo pianeta del sistema Takara, dove contiamo di venire finalmente a capo del mistero che ci ha tenuti occupati nelle ultime due settimane. Durante una missione esplorativa nel sistema di Pygoria siamo entrati in possesso di un curioso artefatto... registrò Jim, rigirandosi tra le mani un disco realizzato in una qualche lega metallica, sulla cui superficie erano incisi a raggiera una serie di simboli che ancora non erano stati in grado di identificare del tutto. Alcuni di essi mostravano somiglianze con i caratteri utilizzati dagli abitanti del sistema stellare vicino, ma erano troppo vaghe perché il team di linguisti a bordo potesse estrapolarne un qualche significato.

Jim restituì l'oggetto nella mani del tenente Liepmann, l'archeologo a capo della ricerca, e proseguì ... secondo le nostre stime l'oggetto risale ad un periodo compreso tra 3000 e 5000 anni fa e la manifattura sembra suggerire sia il prodotto di una civiltà estremamente avanzata. Chiunque lo abbia creato, sembra essere scomparso senza lasciare traccia. Alcune leggende, tramandate dagli abitanti del sistema di Pygoria, parlano di creature dagli strani poteri, la cui iconografia ricorda i simboli impressi sull'artefatto in nostro possesso. L'analisi spettrografica dell'oggetto ha rivelato una radiazione residua compatibile con quella a cui è esposto Takara III ed abbiamo pertanto deciso di proseguire qui le nostre ricerche. Il tenente Liepmann ha individuato sul pianeta quattro siti di possibile provenienza dell'oggetto; finora non abbiamo avuto alcuna fortuna, ma rimangono altri due siti da esplorare. concluse.

L'area che avevano scelto per il teletrasporto non era lontana dall'equatore del pianeta ed era ricoperta da una fitta jungla. Alcune formazioni rocciose interferivano con le analisi dei sensori di bordo, ma proprio per questo era stata ritenuta promettente: sembrava si trattasse di ingenti depositi di uno dei metalli dei quali era composta la lega del manufatto. Questa è la volta buona, me lo sento. commentò in direzione dell'archeologo, mentre si assicurava che il proprio comunicatore funzionasse a dovere e il phaser fosse carico. Non appena il resto della squadra li avesse raggiunti in sala teletrasporto avrebbe dato ordine di farli scendere sul pianeta. Dopo tanti giorni passati nello spazio non vedeva l'ora di fare due passi e prendere un po' di aria fresca: la spedizione precedente li aveva portati nella zona artica del pianeta, ma stando alle rilevazioni questa volta il clima si prospettava decisamente migliore.

Facciamo che dobbiamo girare un po' prima di trovare le rovine e che i depositi interferiscono anche con i tricorder... o ci teletrasportano nel punto sbagliato, se no è troppo facile. Tongue
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#2

It is worthwhile studying other peoples, because every understanding of another culture is an experiment with our own.

Haruka Abe Umana

Haruka si era arruolata nella flotta non per motivi ideologici o per garantirsi un futuro, ma per missioni come quella. L'artefatto rinvenuto nel sistema di Pygoria aveva tenuto lei e il resto dello staff A&A occupato nelle ultime due settimane. Non era stato semplice comparare stile artistico e simbologia con quelli delle civiltà della zona, ma il processo era stato particolarmente stimolante. Si era concentrata così tanto nella ricerca che la sua fervente passione per antropologia e archeologia aveva scacciato le ultime ombre di dubbio rimaste nella sua mente dall'incidente con Vaurek. Per mesi era stata tentata di abbandonare la flotta, insicura se fosse veramente la strada adatta a lei, ma i colloqui con McCoy e missioni come quella l'avevano aiutata a recuperare lucidità e passione. Studiare culture aliene ancora sconosciute era il suo sogno, e non l'avrebbe abbandonato per nulla al mondo. E un giorno chissà, magari sarebbe riuscita a trovare un punto d'incontro tra la cultura federale e quella romulana.

Entrata in sala teletrasporto, il suo sguardo cadde su Kirk. Ormai si era riabituata ad avere a che fare con lui, tanto che averlo come capo della squadra di sbarco non era un problema, ma non poteva dire di non provare ancora un lieve risentimento nei suoi confronti. Sapeva che quella del capitano era stata la scelta corretta, che fare altrimenti avrebbe causato una catastrofe, ma era dura non sapere nemmeno se Vaurek fosse morto o fosse sopravvissuto. Distolto lo sguardo dal suo superiore, si assicurò per l'ennesima volta di avere tutto il necessario (dal kit da antropologia al phaser) con sé per poi mettersi in posizione.

Questa è la volta buona, me lo sento. Al commento di Kirk, un lieve sorriso spuntò sulla labbra di Haruka. Il capitano aveva un buon istinto, non poteva negarlo, ma in combattimento. Difficile dire se valesse anche per le questioni artistiche. In ogni caso, la giapponese non vedeva l'ora di essere sul pianeta. Che fosse la volta buona o meno, valeva sempre la pena di analizzare rovine di un'antica civiltà. Sempre che il commento del capitano non ci porti male e non ci sia alcuna rovina... Pensò divertita.

Non ci volle molto perché l'intera squadra si riunisse e Kirk desse l'ordine di attivare il teletrasporto. Il mondo attorno a lei mutò, e un'imprecazione le sfuggì dalle labbra. Acqua! L'acqua le arrivava quasi fino alle ginocchia. Chi diamine ha avuto la brillante idea di teletrasportarci in un fiume? Esclamò, stizzita. La sua affermazione non era del tutto veritiera, in quanto solo parte della squadra era stata teletrasportata in acqua e nessuno sembrava rischiare di venir trascinato via dalla corrente. Maledicendo silenziosamente l'addetto al teletrasporto, Haruka si diresse verso la sponda più vicina (e i colleghi più fortunati), lanciando un'occhiata incuriosita alla vegetazione che circondava il fiume. Sicuramente erano arrivati con successo nella giungla, ma dove si trovavano? Non vedeva nulla che indicasse la presenza di rovine in zona e non si ricordava della presenza di un fiume nelle vicinanze del loro punto di destinazione. Dove erano finiti?

Mi immagino che sia successa una cosa del genere:
Citazione:A transporter beam could be deflected to different coordinates by a tractor beam, so that the objects being transported would rematerialize at a point other than the intended target coordinates. Such action could only be detected by examining the transporter log. An unusual amount of antigraviton particles would be present in the emitter coil, as those particles do not occur naturally but are used by tractor beams. Locating the coordinates at which rematerialization took place was not possible; however, it was possible to calculate the point of origin of the tractor beam itself.
ma che, al posto di essere stata causata da un raggio traente, sia stata causata da una tecnologia aliena a difesa delle rovine. Poi vedi te. Tongue
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#3

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James T. Kirk Umano

Se Haruka ebbe giustamente da ridire sul risultato del teletrasporto, a Jim andò perfino peggio: invece che rimaterializzarsi su un terreno solido e pianeggiante, si ritrovò esattamente sulla sponda del corso d'acqua che, sotto al suo peso, cedette all'improvviso. Prima ancora che il capitano riuscisse a capire cosa stesse succedendo, perse l'equilibrio e con un tonfo sordo, alti schizzi d'acqua, e qualche imprecazione si ritrovò a mollo nel fiume. Per sua fortuna la corrente non era particolarmente forte in quel punto e sebbene l'acqua non fosse particolarmente calda, la temperatura della zona era sufficientemente gradevole. Sto bene, sto bene...! rassicurò i due ufficiali che, preoccupati, si erano affrettati nella sua direzione per soccorrerlo.

Abe, è meglio se esce da lì! avvertì Haruka, mentre afferrava la mano di uno degli ufficiali che si era offerto di aiutarlo a riguadagnare la riva ... non abbiamo idea di che animali vivano in questi corsi d'acqua, meglio non correre rischi inutili le fece notare, prima che le venisse l'idea di imitarlo e farsi un bel bagno. Liepmann... dove siamo? si informò, dando per scontato che non fossero dove dovevano essere. Non si trattava di intuizione, ma semplicemente del fatto che, quando l'archeologo gli aveva sottoposto i dettagli della missione, non era previsto alcun corso d'acqua nelle vicinanze. L'archeologo attivò il proprio tricorder, scansionando l'ambiente circostante per qualche istante e studiandone i dati con sguardo confuso prima di ritenersi sufficientemente sicuro da rispondere ci troviamo a circa un chilometro in direzione sud, sud-ovest rispetto alle coordinate previste rispose con tono interrogativo, che sembrava voler dare voce al dubbio inespresso di tutti i presenti: come erano finiti lì?

Jim lanciò una rapida occhiata attorno, contando mentalmente i presenti: Liepmann, Abe, il filologo che lavorava con loro e i due ufficiali della sicurezza, sebbene sparpagliati e confusi, c'erano tutti. Afferrò quindi il proprio comunicatore, lo scosse un paio di volte per farlo sgocciolare e lo attivò Kirk a sala teletrasporto... che è successo? Secondo i nostri dati siamo fuori di circa un chilometro dal nostro target. li informò. Passò qualche secondo prima che il tecnico verificasse, per poi rispondere incerto non lo so, capitano. Forse qualcosa ha interferito con il segnale... posso provare di nuovo, se vuole. suggerì. Meglio di no rispose Jim, ragionando che, in fondo, era anche andata bene: un problema come quello avrebbe potuto facilmente farli rimaterializzare in mezzo a qualche roccia... o non farli rimaterializzare affatto. Scopra cosa non ha funzionato e mi informi non appena ha qualche idea ordinò, chiudendo la comunicazione prima di rivolgersi nuovamente al resto della squadra.

Beh... non siamo lontani dal nostro obiettivo. Sarà un'occasione per sgranchirci un po' le gambe. decise e si passò una mano tra i capelli, scompigliandoli per aiutare l'acqua ad evaporare più rapidamente. Liepmann, faccia strada. Abe, faccia una scansione dell'area circostante, approfittiamone per raccogliere qualche dato anche per la sezione geologia. disse mentre si mettevano in cammino attraverso gli arbusti tropicali. Dal fitto della jungla arrivava, di tanto in tanto, il verso di qualche animale locale, ma nulla che risuonasse particolarmente preoccupante. Allora? Cosa dite che troveremo? interloquì con fare allegro, arrampicandosi agilmente sopra un tronco che sbarrava loro il cammino per poi balzare a terra dall'altra parte.
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#4

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Haruka Abe Umana

Nemmeno il tempo di finir di lamentarsi che un tonfo attirò la sua attenzione. Haruka si girò verso il rumore, scoprendo con allarme che Kirk era finito nel fiume. Capitano! Chiamò allarmata ma, prima che lei potesse fare più di qualche passo nella sua direzione, l'uomo venne riportato a riva dal pronto intervento di alcuni suoi colleghi. Rilasciò un sospiro di sollievo, per poi affrettarsi a lasciare l'acqua. Il capitano aveva ragione: chissà che creature vivevano in quel fiume! Per quanto il punto in cui era stata teletrasportata non fosse profondo, era meglio non rischiare.

Raggiunta la riva, Haruka prese un attimo di tempo per svuotare dall'acqua i suoi stivali. La divisa che indossava era pensata per le uscite sul campo, ma non di certo per farsi un bagno. Gli abiti bagnati non erano esattamente confortevoli ma, considerando che Kirk era ridotto peggio di lei, trattenne ulteriori lamentele. Tornare sull'Enterprise per cambiarsi non era fattibile considerando la situazione del teletrasporto, e in ogni caso il clima era sufficientemente caldo. Un po' di pazienza e le loro divise si sarebbero asciugate da sole.

L'anomalia al teletrasporto un po' la preoccupava ma, per fortuna, l'errore era stato di poco meno di un chilometro. Muoversi per la giungla magari non sarebbe stato semplice ma, con quella distanza, era ancora fattibile. Mi metto subito all'opera. Confermò, alle parole di Kirk. La geologia non era esattamente il suo forte ma ne sapeva a sufficienza per svolgere quello specifico compito. Estratto il tricorder scientifico, Haruka iniziò quindi le sue scansioni mentre seguiva il gruppo per la giungla. Difficile a dirsi, ma le analisi sembrano promettenti. Rispose alla domanda del capitano, mentre si abbassava per spostare alcuni rami di una pianta erbacea e rendere visibile una pietra che spuntava dal terreno. In questa roccia rilevo delle tracce di kruorio. Era stato dato il nome temporaneo kruorio ad uno dei metalli con cui era composta la lega del manufatto. Trattandosi di un metallo differente da quello di cui erano stati rilevati ingenti depositi, la sua scoperta in loco era promettente. Devo prenderne un campione?
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#5

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James T. Kirk Umano

Jim si stava guardando attorno sperando di cogliere, tra gli arbusti, un qualche segno di ciò che andavano cercando: qualche traccia che potesse indicare la presenza di architetture di un'antica civiltà estremamente evoluta, tanto da potersi permettere viaggi spaziali nei sistemi vicini... ma tutto ciò che sembrava trovarsi lì attorno erano animali particolarmente timidi e piante dall'aspetto neanche troppo insolito, considerando ciò a cui erano abituati. Certo, quella non era una buona ragione per abbassare la guardia. Non sarebbe stata la prima volta che in una missione apparentemente tranquilla spuntava all'improvviso qualche problema inaspettato in grado di rivelarsi letale nel giro di pochi istanti, ma niente, per il momento, aveva catturato l'attenzione del capitano come potenzialmente pericoloso.

Fu solo la voce di Haruka, che chiamava in cerca di ulteriori indicazioni, a farlo fermare, per rivolere alla giovane un'occhiata interrogativa: sembrava aver individuato tra gli arbusti una formazione rocciosa, sulla quale alcune chiazze più scure suggerivano una vena di un materiale diverso, probabilmente quello stesso metallo sconosciuto che avevano denominato kruorio e che era stato utilizzato per produrre l'artefatto rinvenuto alcuna settimane prima.

Liepmann! chiamò Jim, facendo segno all'uomo di fermarsi mentre tornava indietro di qualche passo per controllare di persona. Sì, prenda un campione decise in direzione di Haruka ... se riuscissimo a confermare la presenza anche degli altri materiali che compongono quella lega avremmo qualche prova in più per ritenere che l'artefatto venga da qui e giustificare ulteriori ricerche valutò, sperando si trattasse di una premura superflua: in fondo la sua idea era ancora trovare qualche traccia della fantomatica civiltà in uno dei luoghi individuati dall'archeologo e anche se con le prime due esplorazioni non avevano avuto fortuna rimaneva ancora un'altra area oltre a quella che stavano cercando di raggiungere. L'unica ragione per cui le avevano lasciate per ultime erano le interferenze presenti in quelle aree e il problema incontrato poco prima con il teletrasporto sembrava suggerire che avessero fatto bene a ritenere che avrebbero potuto incontrare qualche difficoltà.

Jim osservò Haruka accingersi a recuperare il campione e approfittò di quell'attimo di pausa per tentare di strizzare, per quanto possibile, la parte superiore della sua uniforme prima di infilarsela di nuovo. Posso farle una domanda personale? si informò, rivolgendo alla giovane un'occhiata incuriosita.
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#6

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Haruka Abe Umana

Alla conferma del capitano, Haruka annuì per poi mettersi all'opera. Estratto il phaser, lo impostò a settaggio 6 in modo da avere la corretta potenza di fuoco per tagliare la roccia. Dopo aver impostato l'intensità del raggio, fece lo stesso con la sua ampiezza: doveva essere sufficientemente sottile da non danneggiare il materiale durante il taglio. Non essendo la prima volta che si occupava di mansioni simili, le ci vollero pochi istanti per completare le impostazioni. Il taglio richiese più tempo e attenzione. Il phaser a quella potenza aveva già effetti disgreganti, non voleva rischiare di tagliarsi un dito per una disattenzione.

La domanda del capitano la colse impreparata. Uh? Certo. Concentrata nel suo compito, la risposta arrivò quasi in un monosillabo ma il suo tono fu sorpreso, non seccato. Finito di tagliare il campione, Haruka si affrettò ad aggiungere qualcosa alla sua laconica risposta: Mi dica pure. Farò il possibile per risponderle. Se non si considerava l'argomento Vaurek, le probabilità che Kirk le facesse una domanda troppo personale erano basse ma, non sapendo di cosa si trattasse, non aveva idea se sarebbe riuscita a dare una risposta esaustiva.

Rialzatasi in piedi, mise il campione in un apposito contenitore e lo ritirò nello zaino. Nonostante le sue dimensioni ridotte, il sasso era abbastanza pesante. Uno solo non era un problema ma, se avesse cominciato a collezionare campioni di roccia, probabilmente le sarebbe convenuto chiedere aiuto a qualche collega per trasportarli. Ho fatto, possiamo proseguire.
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#7

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James T. Kirk Umano

Haruka mise da parte il phaser, chinandosi per raccogliere il campione oh, lo dia pure a me si offrì Jim al quale non era sfuggito che, quantomeno dal modo in cui la giovane lo stava maneggiando, quel sasso doveva essere curiosamente pesante: non era certo sua abitudine lasciare che l'unica donna del gruppo si sobbarcasse il compito più faticoso. Non aveva alcun dubbio sul fatto che Haruka fosse perfettamente in grado di portare un campione (o uno zaino pieno) per il chilometro scarso che dovevano percorrere se fosse stato necessario, ma il fatto che ne fosse capace non significava che fosse elegante lasciarglielo fare.

Si senta libera di non rispondere... precisò e contemporaneamente con un cenno segnalò all'archeologo e agli altri che potevano mettersi nuovamente in marcia ... l'attacco alla base romulana. andò dritto al punto mentre si inoltrava nuovamente tra gli arbusti. Qualche fiore colorato spuntava qua e là, ma Jim fece attenzione a non avvicinarsi troppo: per quanto gradevole alla vista, la flora aliena non era sempre innocua come quella nel giardino di casa. So di averla messa in difficoltà con quella decisione: se devo essere sincero mi aspettavo che avrebbe chiesto un trasferimento dopo quella storia. Sono felice che non l'abbia fatto... però non posso fare a meno di chiedermi... cosa l'ha convinta a rimanere con noi? si informò. Era fermamente convinto che Haruka fosse un buon elemento per l'Enterprise e gli sarebbe dispiaciuto perderla, ma allo stesso tempo trovava il suo modo di ragionare un po' curioso.

Capitano, abbiamo un problema! esclamò in quel momento Liepmann, quattro o cinque metri più avanti. Non ci volle molto perché Jim lo raggiungesse, realizzando da solo cosa intendesse l'archeologo: il pianoro sul quale stavano camminando si interrompeva all'improvviso in uno strapiombo roccioso di diverse decine di metri in altezza e il loro obiettivo si trovava esattamente dall'altra parte. Jim si aggrappò a uno degli arbusti, sporgendosi leggermente per guardare di sotto: no, decisamente scendere non sembrava una buona idea. C'è modo di aggirarlo? si informò.
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#8

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Haruka Abe Umana

All'offerta di Kirk, Haruka lo ringraziò e gli passò il campione. Non aveva veramente bisogno di una mano, in quanto il campione era solo uno e non era poi così pesante, ma non se la sentì di rifiutare quella gentilezza. Se il capitano avesse insistito a portare anche altri eventuali campioni, Haruka avrebbe riveduto la sua decisione ma per il momento lo avrebbe lasciato fare.

Mentre seguiva Kirk tra gli arbusti, l'uomo confermò i suoi timori. Voleva parlare dell'attacco alla base romulana, la missione per cui quasi aveva lasciato la flotta. È stato difficile. Ammise, mentre spostava col braccio un ramo per liberarsi il passaggio. Non approvo completamente quella sua decisione, nemmeno ora, ma so che era l'unica opzione possibile. Ha fatto quello che doveva fare, e ha evitato un'ulteriore catastrofe. Era difficile dire a cosa avrebbero portato gli esperimenti romulani: un avanzamento tecnologico del nemico nella migliore delle ipotesi, la creazione di un buco nello spazio-tempo nella peggiore. No, una Narada era sufficiente. Haruka non poteva scambiare la vita di Vaurek con quella di un intero pianeta.

Non posso negare che l'opzione del trasferimento mi sia passata per la mente, ma preferisco un capitano pronto a fermarmi quando sono in errore ad una completa incognita. L'incontro con Vaurek l'aveva scossa, profondamente. C'erano volute diverse sessioni con McCoy per riuscire a rimettersi in quadro psicologicamente. Non osava pensare cosa sarebbe successo se Kirk le avesse permesso di partecipare alla missione. Nelle condizioni in cui era, la possibilità che avrebbe messo a rischio missione e colleghi non era da scartare.

Non sapeva esattamente come (e se) proseguire, quando Liepmann giunse involontariamente in suo soccorso. Haruka aumentò il passo, raggiungendo lo strapiombo appena dopo Kirk. Questo è decisamente un problema. Pensò, mentre si guardava attorno alla ricerca di un possibile passaggio.
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#9

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James T. Kirk Umano

Non in tempi ragionevoli rispose Liepmann, scandagliando a destra e a sinistra con il suo tricorder, in cerca di una qualche indicazione che quel dirupo di interrompesse da qualche parte. Richiedere aiuto con il teletrasporto era fuori discussione, almeno finché non fossero riusciti a capire cosa era andato storto con l'ultimo e scendere nella forra era altrettanto fuori discussione, il che lasciava un'unica alternativa. Jim guardò il terreno dall'altra parte del precipizio: ad occhio erano al massimo una decina di metri... un po' lontano per pensare di superarlo con un balzo, ma forse, con un po' di creatività... Dobbiamo passarci sopra annunciò, dando voce al pensiero che probabilmente avevano avuto tutti i presenti. Liepmann estrasse di nuovo il tricorder, osservò i dati qualche istante, poi indicò un punto alla propria destra da quella parte sembra restringersi annunciò tra quattro, forse cinquecento metri, ma rimane comunque una distanza di quasi sei metri. li avvisò. Avrebbe allungato un po' il percorso, ma reso l'attraversamento del canalone un po' più sicuro, così Jim si limitò a rivolgere all'ufficiale un cenno di assenso, invitandolo silenziosamente a proseguire.

Fatto qualche passo al seguito dell'archeologo, comunque, Jim rallentò di nuovo per lasciare che Haruka lo raggiungesse e riprendere il discorso: Non mi piacciono i Romulani confessò ... ogni singola volta che li ho incontrati non hanno fatto che complottare contro di noi, disprezzarci, approfittare di ogni accenno di debolezza per cercare di appropriarsi della nostra tecnologia o dei territori della Federazione... e non riesco a perdonare Vulcano, né gli attacchi alle basi civili. Ma so di avere dei pregiudizi nei loro confronti. Mi fa piacere poter contare su qualcuno pronto a ricordarmi che non sono necessariamente il nemico. Per quanto riguarda i combattimenti me la cavo, ma chissà, forse un giorno avremo più bisogno di persone come lei, pronte a dare loro una seconda occasione, che di gente come me. ammise, consapevole che sarebbe stato molto più in linea con gli ideali della Federazione che si vantavano di seguire, nonostante l'idea gli risultasse difficile anche solo da immaginare.

Si perse per un istante nei propri pensieri, ma subito si riscosse rivolgendo un'occhiata interrogativa a Haruka se non sono troppo indiscreto... c'è un'altra cosa che non riesco a capire: lei è una donna intelligente, attraente... non ha una grande mira con il phaser, ma ho visto la passione che mette nel suo lavoro e, se alla fine ha deciso di rimanere con noi, sospetto che questa vita le piaccia. Cosa ha visto in quel romulano che a me sfugge? Come ha fatto ad innamorarsi di qualcuno pronto a uccidere a sangue freddo, che disprezza la nostra specie, al punto da essere pronta a proteggerlo, pur sapendo che se fosse finita nelle sue mani sarebbe stata solo un trofeo per lui? chiese, ripensando alla conversazione che avevano avuto diversi mesi prima al riguardo: sul momento le sfumature di quella relazione non erano rilevanti, ma ora che la crisi era stata risolta, quel dettaglio lo disturbava.
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