8 ore fa
Geordi La Forge
Umano
Ho cercato di mantenere tutti gli elementi dell'elaborato, ma non volevo rovinarmi la sorpresa: la parte di estrapolazione l'ho lasciata fare in autonomia al computer precisò mentre si guardava attorno per accertarsi che non ci fosse nulla grossolanamente fuori posto. Con una certa curiosità prese le chiavi e le infilò nella toppa, per poi spingere cautamente la porta dell'appartamento. Al termine di un lungo corridoio si apriva la zona giorno. Al centro della stanza si trovava un grande tavolo ingombro di oggetti: giornali piegati e annotati a margine, fogli coperti da una grafia rapida e angolosa, una tazza di tè ormai freddo, una macchina da scrivere, un posacenere al cui interno si trovavano delle biglie colorate, un vaso di fiori appassiti.
Alla sinistra del camino si trovava una poltrona in pelle consunta, con i braccioli lucidi per l’uso frequente. Accanto ad essa si trovava un piccolo tavolino, su cui era poggiata la custodia di un violino. Le pareti erano ricoperte da una tappezzeria scura, e librerie colme fino all’orlo ospitavano volumi di medicina, chimica, criminologia, accanto a testi apparentemente incongrui: monografie su ceneri di tabacco, cataloghi di impronte, trattati di musica. Tra i libri, piccoli trofei di casi passati: un fermacarte insolito, una scatola di metallo con un’incisione consumata, una canna di fucile appesa sopra una mensola.
Vicino alla finestra si trovava un banco da lavoro con provette etichettate a mano, beute, un microscopio robusto ma elegante. La luce dei lampioni, filtrata dalla nebbia londinese, entrava attenuata, mescolandosi a quella calda del fuoco nel caminetto. Nello studio non sembrava trovarsi alcun elemento insolito, segno che il primo indizio per l'avventura che stavano per iniziare doveva ancora manifestarsi.
Non ci resta che metterci comodi… decise Geordi, prendendo posto di fronte alla macchina da scrivere che si trovava sul tavolo al centro della stanza e tamburellando lettere a vuoto con la manualità di chi era evidentemente abituato a tutt'altro tipo di tastiera. Vedi per caso la carta da qualche parte? chiese, guardandosi attorno.
Alla sinistra del camino si trovava una poltrona in pelle consunta, con i braccioli lucidi per l’uso frequente. Accanto ad essa si trovava un piccolo tavolino, su cui era poggiata la custodia di un violino. Le pareti erano ricoperte da una tappezzeria scura, e librerie colme fino all’orlo ospitavano volumi di medicina, chimica, criminologia, accanto a testi apparentemente incongrui: monografie su ceneri di tabacco, cataloghi di impronte, trattati di musica. Tra i libri, piccoli trofei di casi passati: un fermacarte insolito, una scatola di metallo con un’incisione consumata, una canna di fucile appesa sopra una mensola.
Vicino alla finestra si trovava un banco da lavoro con provette etichettate a mano, beute, un microscopio robusto ma elegante. La luce dei lampioni, filtrata dalla nebbia londinese, entrava attenuata, mescolandosi a quella calda del fuoco nel caminetto. Nello studio non sembrava trovarsi alcun elemento insolito, segno che il primo indizio per l'avventura che stavano per iniziare doveva ancora manifestarsi.
Non ci resta che metterci comodi… decise Geordi, prendendo posto di fronte alla macchina da scrivere che si trovava sul tavolo al centro della stanza e tamburellando lettere a vuoto con la manualità di chi era evidentemente abituato a tutt'altro tipo di tastiera. Vedi per caso la carta da qualche parte? chiese, guardandosi attorno.

