09-02-2026, 06:47 PM
Nina
MOE Mark IX
Il capitano annuì alla richiesta di Nina, forse perché perfino lui si rendeva conto che la dottoressa non era al massimo delle forze in quel momento. L'uomo lanciò uno sguardo rapido ai parametri del bioletto, poi di nuovo alla dottoressa: Dottoressa, nessuno qui la considera un peso. Sta facendo più di quanto fosse ragionevole aspettarsi da chiunque nelle sue condizioni e, se la situazione fosse stata diversa, si troverebbe ancora in convalescenza. Adesso la sua parte è rimettersi in piedi. Letteralmente e metaforicamente. Il resto può aspettare qualche ora. decise. Tra qui e l’hangar dove abbiamo stabilito una zona sicura ci sono tre ponti. Tutti in mano agli infetti o contesi. I percorsi sicuri non esistono più, solo quelli meno pericolosi. spiegò rapidamente: Non la manderò attraverso un campo di battaglia in queste condizioni. Ma non posso neanche lasciarla qui da sola. Se riescono a superare le nostre linee di difesa si troverebbe a dover affrontare decine di ufficiali privi di ogni controllo. Aspetteremo il tempo necessario disse, facendo cenno alla squadra della sicurezza di rimanere in posizione, pur consapevole che ogni minuto avrebbe potuto rivelarsi fatale.
Aveva appena terminato di proferire quelle parole che un segnale acuto tagliò il silenzio del ponte ologrammi: non era il suono delle notifiche di sistema, ma l’allarme perimetro: breve, ripetuto, urgente. Le luci del corridoio lampeggiavano di un rosso intermittente per sottolineare l'urgenza della situazione. La porta del ponte ologrammi si aprì di colpo con un sibilo secco. Tre ufficiali della sicurezza entrarono quasi correndo, phaser in mano, armature leggere già segnate da bruciature. Capitano! Abbiamo rilevato un'intrusione nei corridoi adiacenti. Cinquanta metri e in avvicinamento! Hanno sfondato il perimetro sul ponte sette. Stanno avanzando lungo il corridoio di accesso. Non reggeremo più di un paio di minuti riportò l'ufficiale.
Chakotay non perse tempo in domande inutili Percorso alternativo verso l’hangar?. L'ufficiale conosceva bene la risposta Uno solo, signore. Passaggi di servizio. Stretti, ma ancora liberi. Lo sguardo dell’ufficiale scivolò su Thala, poi tornò al capitano. Dobbiamo muoverci adesso!
Lo sguardo di Nina si fece insolitamente severo: La paziente non è pronta per uno spostamento rapido disse con una decisione che contrastava nettamente con il suo normale modo di fare. Non abbiamo scelta rispose Chakotay, avvicinandosi a Thala Dottoressa, dobbiamo uscire da qui. Subito. La porto io decise, facendole cenno di appoggiarsi a lui.
Aveva appena terminato di proferire quelle parole che un segnale acuto tagliò il silenzio del ponte ologrammi: non era il suono delle notifiche di sistema, ma l’allarme perimetro: breve, ripetuto, urgente. Le luci del corridoio lampeggiavano di un rosso intermittente per sottolineare l'urgenza della situazione. La porta del ponte ologrammi si aprì di colpo con un sibilo secco. Tre ufficiali della sicurezza entrarono quasi correndo, phaser in mano, armature leggere già segnate da bruciature. Capitano! Abbiamo rilevato un'intrusione nei corridoi adiacenti. Cinquanta metri e in avvicinamento! Hanno sfondato il perimetro sul ponte sette. Stanno avanzando lungo il corridoio di accesso. Non reggeremo più di un paio di minuti riportò l'ufficiale.
Chakotay non perse tempo in domande inutili Percorso alternativo verso l’hangar?. L'ufficiale conosceva bene la risposta Uno solo, signore. Passaggi di servizio. Stretti, ma ancora liberi. Lo sguardo dell’ufficiale scivolò su Thala, poi tornò al capitano. Dobbiamo muoverci adesso!
Lo sguardo di Nina si fece insolitamente severo: La paziente non è pronta per uno spostamento rapido disse con una decisione che contrastava nettamente con il suo normale modo di fare. Non abbiamo scelta rispose Chakotay, avvicinandosi a Thala Dottoressa, dobbiamo uscire da qui. Subito. La porto io decise, facendole cenno di appoggiarsi a lui.

