TNG P day
#1

Data

Androide


L'equipaggio amava molto quella ricorrenza, anche se qualcuno nutriva dubbi in merito a quanto ciò fosse condiviso dall'effettivo protagonista.
La giornata del Capitano era dedicata a lui, tuttavia egli, forse per modestia, evitava in ogni modo di prendere parte a qualsiasi iniziativa in tal senso.

Certamente era per non sembrare narcisista, per mantenere il suo serio e responsabile ruolo. O almeno così Data ipotizzava.
Il Capitano era una persona estremamente riservata, quindi non vi erano che congetture in merito.

In ogni modo, aveva notato che gli umani considerano un terribile spreco non godersi una occasione di socializzazione e festeggiamento. Lui aveva deciso quindi di imitarli e collaborare.

Quell'anno sarebbe stato particolarmente intrigante.
Per risolvere il problema di trovare "un avversario che potesse batterlo", non era affatto indispensabile ricorrere all'intelligenza artificiale del computer, con i problemi che ne erano derivati.
Non su una nave piena di menti giovani e brillanti.

Così, aveva proposto un tema agli studenti. Ideare un mistero inedito ambientato nella Londra vittoriana, senza farne parola ai membri adulti dell'equipaggio.
Tale trama sarebbe poi stata somministrata direttamente al computer di bordo.
Il ponte ologrammi la avrebbe resa fruibile e loro due (mai avrebbe affrontato una tale sfida senza il suo migliore amico) si sarebbero misurati con l'ingegno dei più promettenti allievi dell'Enterprise.

Inutile dire che si sentiva... Gli umani avrebbero detto elettrizzato.
Una volta risolto il caso, sempre che effettivamente vi riuscissero, l'impresa sarebbe stata resa un pezzo teatrale dalla Dottoressa, e quindi rappresentata davanti al Capitano e agli studenti nella memorabile giornata di Picard.

Non mancava molto, quindi avrebbero dovuto impegnarsi al massimo.
L'androide, finito il suo turno in plancia, si stava appunto dirigendo, pipa in mano, verso il ponte ologrammi, puntuale come sempre.


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#2

Geordi La Forge

Umano

Geordi aveva raggiunto per primo il ponte ologrammi, bardato in un completo scuro in stile vittoriano che creava un bizzarro contrasto con l'aspetto moderno del suo visore. Le sue mani si muovevano con fare esperto sul piccolo monitor integrato nell'arco di ingresso del ponte ologrammi, dove aveva scaricato l'elaborato consegnato dagli studenti e, dopo averlo adeguatamente convertito, lo aveva dato in pasto al computer perché ne ricostruisse la trama in modo che fosse giocabile come un'avventura di Sherlock Holmes.

Stava ricontrollando che la struttura fosse correttamente integrata e il racconto separato in moduli: ambientazione, personaggi non giocanti, indizi, falsi colpevoli. Ogni elemento tradotto in subroutine comportamentali. Lentamente e strade nebbiose di Londra prendevano forma grazie ai campi di forza; il rumore lontano delle carrozze e il ticchettio della pioggia cominciavano a risuonare in lontananza.

Oh, Data! esclamò, entusiasta di poter finalmente mostrare il risultato del proprio lavoro ... giusto in tempo, ho quasi finito annunciò, tornando a tamburellare sulla console solo per salvare il file ormai completo sotto il nome "P_Day". Ok. Ci siamo. Computer, riavvia il programma. Scena iniziale. istruì il computer e l’aria si fece improvvisamente più fredda e umida, mentre una nebbia leggera iniziava a diffondersi tra le ombre lasciate dai lampioni a gas di una strada londinese di fine Ottocento. Il rumore ritmico della pioggia sui ciottoli si mescolava al lontano scalpitio dei cavalli, una carrozza oltrepassò l’angolo della strada mentre un odore tenue di carbone e fumo cominciava a riempire l’aria.

Davanti ai due, una porta in legno scuro recava il numero 221B, dall’interno una luce calda filtrava tremolante. Pronto? chiese Geordi all'amico, frugando nella propria tasca per cercare le chiavi.
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#3

Data

Androide


Geordi era già al lavoro, vestito in modo impeccabile.
Come sempre, nel vederlo sorrise in modo cordiale, per notificare buona disposizione nei suoi confronti. 

I suoi algoritmi euristici erano adusi agli schemi di input sensoriale dell'amico. Poteva addirittura affermare di funzionare meglio in sua compagnia.

Sei molto elegante, i miei complimenti!
Mi congratulo per il lavoro svolto.


Varcando la soglia, si sistemò soprabito e copricapo con gesti studiati.
(Si era esercitato davanti allo specchio).

Londra era fumosa, umida, incredibilmente ricca di dettagli di ogni genere.
Era evidente che si trovavano di fronte ad un lavoro corale ed accurato, eseguito con entusiasmo e creatività.
Gli odori provenienti dalle bancarelle, il profumo dei fiori e delle mele in vendita, i fanciulli che giocavano in strada, i vagabondi cenciosi, le pozzanghere smosse dalle ruote delle carrozze...

I giovani dimostrano straordinario talento ed impegno, mio buon Dottore. Ciò fa ben sperare.
Confermo che sono pronto. 


Probabilmente anche lo studio sarebbe stato ricco di dettagli ed oggetti da collezione, ricordo delle mirabolanti avventure di Holmes.
Aveva studiato una sonata di violino appositamente per l'occasione.




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#4

Geordi La Forge

Umano

Ho cercato di mantenere tutti gli elementi dell'elaborato, ma non volevo rovinarmi la sorpresa: la parte di estrapolazione l'ho lasciata fare in autonomia al computer precisò mentre si guardava attorno per accertarsi che non ci fosse nulla grossolanamente fuori posto. Con una certa curiosità prese le chiavi e le infilò nella toppa, per poi spingere cautamente la porta dell'appartamento. Al termine di un lungo corridoio si apriva la zona giorno. Al centro della stanza si trovava un grande tavolo ingombro di oggetti: giornali piegati e annotati a margine, fogli coperti da una grafia rapida e angolosa, una tazza di tè ormai freddo, una macchina da scrivere, un posacenere al cui interno si trovavano delle biglie colorate, un vaso di fiori appassiti.

Alla sinistra del camino si trovava una poltrona in pelle consunta, con i braccioli lucidi per l’uso frequente. Accanto ad essa si trovava un piccolo tavolino, su cui era poggiata la custodia di un violino. Le pareti erano ricoperte da una tappezzeria scura, e librerie colme fino all’orlo ospitavano volumi di medicina, chimica, criminologia, accanto a testi apparentemente incongrui: monografie su ceneri di tabacco, cataloghi di impronte, trattati di musica. Tra i libri, piccoli trofei di casi passati: un fermacarte insolito, una scatola di metallo con un’incisione consumata, una canna di fucile appesa sopra una mensola.

Vicino alla finestra si trovava un banco da lavoro con provette etichettate a mano, beute, un microscopio robusto ma elegante. La luce dei lampioni, filtrata dalla nebbia londinese, entrava attenuata, mescolandosi a quella calda del fuoco nel caminetto. Nello studio non sembrava trovarsi alcun elemento insolito, segno che il primo indizio per l'avventura che stavano per iniziare doveva ancora manifestarsi.

Non ci resta che metterci comodi… decise Geordi, prendendo posto di fronte alla macchina da scrivere che si trovava sul tavolo al centro della stanza e tamburellando lettere a vuoto con la manualità di chi era evidentemente abituato a tutt'altro tipo di tastiera. Vedi per caso la carta da qualche parte? chiese, guardandosi attorno.
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