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TFB [2258] Smells like Teen Spirit
#11

Salkhar

Vulcan/Romulan

Quando si voltò, imperturbabile, distante, fu al cadetto Sanders che rivolse l’attenzione. Gli scaricava addosso la responsabilità di tutto, in termini umani se ne lavava le mani, eppure non lo colse il bisogno di agitarsi. Anzi, al contrario, quella si presentava come l’ennesima dimostrazione della superiorità della natura vulcaniana. Indubbio era che avesse la ragione era dalla sua e, come minimo, almeno una ventina di studenti erano testimoni degli eventi, per primo lo sconosciuto che, concluso il malinteso, avrebbe dovuto farsi un giretto in lavanderia. Poteva cavarsela, ne era certo, anche se era la Yeerum che doveva affrontare. Piuttosto, il problema che si poneva era un altro: quanti dei testimoni avrebbero collaborato in una vicenda che implicava la docente più temuta tra i banchi dell’Accademia della Flotta Stellare? Non era da molto tempo che aveva a che fare con gli umani – o meglio, umanoidi – ma, in cuor suo, conosceva già la risposta a quella domanda. Non c’era neppure bisogno di chiederselo.
“Mi auguro che il Suo fosse ciò che voi umani definite ‘umorismo’, signor Sanders.” Da qualche parte, in fondo alle sue parole, pareva intuirsi qualcosa di nettamente in contrasto con la posatezza che all’apparenza trasudava. Uno sforzo di immaginazione poteva persino renderle ironiche, pregne di un chiaro intento provocatore, che non era poi così insolito. D’altronde, essere vulcaniano non voleva stare al proprio posto e tacere di fronte alle ingiustizie. Non voleva dirlo per Salkhar. Non erano rare le volte in cui si vantava di non avere ego od orgoglio da difendere, di essere impermeabile ad offese, istigazioni, affronti, eppure qualche volta… qualche volta gli succedeva questa strana cosa. Questa strana cosa che non sapeva bene come definire. Questa strana cosa, da cui aveva sempre cercato di tenersi alla larga. Come una scintilla che si accendeva da qualche parte, nei recessi della psiche, nell’inconscio inalienabile, qualcosa che non era mai stato in grado di controllare come avrebbe voluto. La paura di suo padre che si manifestava, seppur avesse cercato di tenerne i gemelli a distanza. Sorak, forse, poteva riuscirci, ma Salkhar era sempre stato l’anello debole. Lo sapeva lui, lo sapeva T’maekh, lo sapeva suo fratello. Ed ogni volta incolpava quel sangue violento, che era prima appartenuto a T’maekh e prima ancora ad Ekkhae, ma soprattutto… incolpava se stesso di esserne così dannatamente coinvolto da non riuscire in alcun modo a sopprimere l’istinto una volta e per sempre. Poteva nasconderlo, come polvere sotto a un tappeto, poteva fingere che non esistesse, che qualunque vulcaniano avrebbe pensato ed agito allo stesso modo, che sarebbe avanzato verso il cadetto Sanders a passi lenti, proprio come lui stava facendo adesso, e che non vi fosse nulla di anomalo nel fatto di fermarsi a poco più di un paio di metri dal fulcro del suo problema. Sì. Si poteva sempre fingere. Fingere che non fosse mai accaduto.
Forse avrebbe aggiunto anche altro, se la sconosciuta studentessa non lo avesse anticipato con le sue parole, rivolte alla Yeerum, che solo un attimo prima aveva ad entrambi intimato di fermarsi. Cercava di farle comprendere le loro ragioni. Quel suo atteggiamento lo riportò al loro vero grattacapo. Già, perché non era di Sanders che dovevano stare a preoccuparsi, bensì di una docente che si vociferava fosse addirittura un membro di Terra Prime. A conti fatti, non poteva far altro che dare man forte alla coraggiosa betazoide, appoggiandone la versione che, in fin dei conti, era quella attendibile.
“Come la signorina cercava di farLe intendere, sarebbe più appropriato che fossimo noi a fornirLe la testimonianza di cui necessita, professoressa Yeerum, dal momento che in prima persona rappresento la parte lesa, mentre la qui presente è la più diretta testimone dell’accaduto.” Mani dietro la schiena, si affiancò alla bionda collega. “Le suggerirei di mettere da parte l’intolleranza, in questa circostanza, e di attenersi unicamente ai fatti.” Sostenne, in quella che suonò come una provocazione bella e buona. La realtà era ben diversa, invece: le stava semplicemente chiedendo di essere imparziale. “E’ comunemente noto che i vulcaniani siano gente pacifica, praticante la via della non-violenza e votata esclusivamente all’esercizio Logica, nonché eticamente incapace di dire il falso. Non riterrebbe, dunque, illogico colpevolizzare proprio un vulcaniano di aver scatenato una scriteriata zuffa pubblica?” Sollevando le sopracciglia, conferì enfasi al retorico interrogativo, a cui appose una breve pausa onde permetterle di rifletterci. “Inoltre, se avessi davvero voluto infastidire il signor Sanders – ammesso che vi fosse un motivo valido per farlo – non crede sarebbe stato più consueto da parte mia, in quanto vulcaniano, optare per un luogo meno affollato? E, infine, se fossi stato io l’autore, ritiene possibile che, da vulcaniano, possa dichiararmi estraneo ai fatti con tanta leggerezza?” Esauriti gli elementi in sua discolpa, con un cenno del capo invitò la Yeerum a spostare l’attenzione sulla ragazza al suo fianco. “Per quanto riguarda la signorina, invece, è lampante che, mossa da evidente compassione, abbia solo cercato di impedire il complicarsi della situazione. Una reazione giustificabile, considerando che i betazoidi sono, per una natura, una razza fortemente emotiva." Concluse, a questo punto, lasciando ora che fosse la docente a fare la prossima mossa. Dal canto suo, riteneva che la Yeerum avesse abbastanza buon senso da accettare l’evidenza, se almeno una sola parola era stata a sentirla. Una reazione che ci si poteva sicuramente aspettare da un vulcaniano, ma quella che stava in piedi davanti a lui non era forse un essere umano? Un essere umano che poteva avere reazioni imprevedibili, soprattutto se a sviare dalla verità si metteva pure Sanders che, ancora una volta, tornava a sbraitare, come fosse realmente lui la vittima della situazione. Dovette riconoscere una certa astuzia, da parte sua. Era così bravo a mentire che, se non fosse stato implicato personalmente nella vicenda, avrebbe potuto credergli lui stesso.
“E Lei prenderebbe per buone le parole di un mezzo romulano, Professoressa Yeerum? Non c’è da fidarsi! Lo sanno tutti come agiscono i romulani e lo stesso Vulcano ne ha pagato le conseguenze!”
Questa volta, le parole del cadetto non lo lasciarono indifferente. Affatto. Anzi, deglutì. La situazione cominciava a prendere una piega imprevista, che non gli piaceva per niente. Perché quello lì… quello gli stava dando del barbaro schifoso.
“La invito a non ripetere nuovamente simili assurdità, signor Sanders.” Per quanto sul volto permanesse una maschera di imperturbabilità, il tono sembrava essersi raffreddato. “Sono romulano solo per un quarto.” Precisò. “La mia, una famiglia di rispettabili vulcaniani, comunque Lei la pensi, ha sempre rinnegato i legami con Romulus. Tant’è vero che i miei predecessori hanno, a loro tempo, pagato con l’esilio da Vulcano. Le suggerisco di ritrattare le Sue conclusioni.”
#12

Amyra Yeerum

Human

Mi devo trattenere dal ribattere alle parole della betazoide. Il rispetto verso la diversità di ogni singolo individuo? Potrei anche essere d'accordo... se non ci fossero in mezzo degli alieni e non si trovassero sul nostro pianeta. Mi dico, stringendo le labbra nel tentativo di non esporre i miei pensieri ad alta voce, cosa che potrebbe comportarmi diversi problemi, visto che non sono l'unica docente presente in mensa. E, per lo stesso motivo, non posso permettermi di dar subito ragione a Sanders, senza ascoltare le versioni dei due alieni. Ok, devo solo fare 'buon viso a cattivo gioco', come direbbe quella antipatica di Claire. A questo pensiero non posso fare a meno di sorridere, al ricordo di quando - nel 2247 - la mia collega mi ha raccontato di aver detto al cadetto Sheppard di imparare a far buon viso a cattivo gioco e di piantarla di minacciare a vanvera. Cosa di cui, ben presto, si è pentita, visto che Sheppard ha recepito la lezione e l'ha subito messa alla prova, piazzando diverse trappole nell'alloggio di Claire.

Tutte le mie buone intenzioni - se così si possono definire - di far finta di ascoltare le due parti per poi decidere chi ha ragione, spariscono alle successive parole del vulcaniano, dette con una tranquillità piuttosto snervante. Mi suggerisce di mettere da parte l'intolleranza? Ma come di permette! Penso, di colpo furibonda. Non solo mi ha rovinato il pranzo, ma mi insulta pure! Mi tocca fare uno sforzo immenso per non insultarlo, ma il mio sforzo risulta ripagato quando Sanders fa notare che il cosiddetto vulcaniano ha sangue romulano nelle vene, cosa che basta per distruggere tutte le argomentazioni del maledetto cadetto dalle orecchie a punta.

"Vorrei chiarire una cosa, signor vulcaniano." Affermo, con tutta la calma che riesco a trovare. "Io non sono intollerante, nonostante tutto quello che una certa mia collega possa dire di me. Se Lei si mette ad ascoltare tutte le voci che quella persona mette in giro, finirà per diventare un credulone. E dubito che la Flotta abbia bisogno di persone simili." Completo, prendendomi così una specie di rivincita. Lui mi avrà dato dell'intollerante, ma io gli ho dato del credulone... e per questo devo ringraziare nientemeno che Claire.

"Conosco il cadetto Sanders..." Proseguo, cercando di mantenere un tono di voce neutro... cosa difficile visto la situazione. "...abbastanza da dare qualche peso alla sua testimonianza, ma questo non significa che non abbia intenzione di ascoltare anche la vostra versione dei fatti." Appunto... ascoltare, non credere. "Ma, per prima cosa, potrei sapere con chi sto parlando? Sanders lo conosco e la signorina segue le mie lezioni..." Cerco un attimo nella mia memoria, alla ricerca del cognome della betazoide. "È il cadetto Heparel, giusto?" Chiedo alla ragazza, per poi tornare a parlare col vulcaniano. "Mentre di lei so solo che è... diciamo... un vulcaniano e che è coinvolto in questa rissa."
#13

Tan-Kantlya Heparel

Human/Betazoid

Come volevasi dimostrare, il sangue freddo e la risposta pronta avevano fatto guadagnare tempo: la Yeerum ascolta in silenzio annuendo alle parole della betazoide. Tan-Kantlya, come chiunque tra i presenti, sa bene che per la docente il termine rispetto è unicamente riferito alle interrelazioni umane. Le torna in mente il capitolo 8 di storia terrestre del novecento che tratta di quel curioso umano che mandò allo sterminio migliaia di persone e non può fare a meno di notare una certa somiglianza con la donna che ha di fronte. Il lato destro della bocca si tende impercettibilmente verso l’alto e le palpebre leggermente si socchiudono: é l’espressione contenuta di un sorriso che decreta la vittoria di questo round. Tuttavia, ci vorrà ancora molto prima che si possa concludere quello che sembra esser diventato un processo pubblico. La situazione è ancora rischiosa, ma l’adrenalina che scorre nelle vene, esalta la ragazza al punto da mostrarle quanto sia divertente giocare col fuoco. << A te la prossima mossa cara Yeerum>> pensa. La spavalderia e l’esaltazione del momento, però, svaniscono improvvisamente quando il vulcaniano pensa bene di intervenire << Le suggerirei di mettere da parte l’intolleranza, in questa circostanza, e di attenersi unicamente ai fatti>>. Di colpo Tan-Kantlya vede il castello di carte, che aveva faticosamente messo in piedi, crollare. Quel maledetto quanto azzeccato termine, come un macigno, aveva schiacciato e fatto cadere nel vuoto ogni singola parola che aveva trattenuto la donna dall’infuriarsi. La testa lentamente volge in direzione del ragazzo e gli occhi sgranati cercano di richiamarne l’attenzione, a voler comunicare quello che stava pensando in quel momento :<<….Ti prego, dimmi che non l’hai detto....>>. Il vulcaniano sembra non rendersi conto di star pestando la coda ad una tigre. La ragazza resta immobile, ma nella sua mente urla contro di lui mentre lo prende a pugni: << QUALE PARTE DI “STA ZITTO” NON TI E’ CHIARA, SOTTOSPECIE DI VULCAN CEREBROLESO?!>>. La rabbia e lo sgomento vorrebbero fuoriuscire dalla sua bocca in un florilegio d’imprecazioni, ma vengono rumorosamente rimandate giù, mentre la testa, a leggeri scatti, ritorna a guardare la Yeerum, ora intenta a rispondere alla provocazione del ragazzo. << Ma chi me lo ha fatto fare!>> pensa << Ora, con molta disinvoltura, mi giro e me ne vado>>. Il piede sinistro fa per sollevarsi da terra, quando la consapevolezza che la professoressa non l’avrebbe lasciata andare via, la fa tornare sui propri passi. Non v'è alcuna possibilità di svignarsela. Tanto vale giocare il tutto per tutto. Stavolta è il piede destro che avanza e, congiungendo le mani dietro la schiena, s’incammina in direzione della Yeerum dando le spalle al vulcaniano. In tono severo e pacato esordisce<< Collega, indipendentemente da cosa stia provando in questo momento, dato che lei, in questa situazione risulta essere la parte lesa, sappia che ha tutta la mia simpatia in quanto siamo entrambi due persone alla continua ricerca della verità e della giustizia. Tuttavia, la richiamo a moderare i termini nei confronti della nostra docente di xeno-antropologia per i seguenti motivi: il primo è che, per le usanze terrestri, è un modo altamente irrispettoso di esprimersi, il secondo è che la professoressa Yeerum è quì proprio perché come noi, cerca la realtà dei fatti. Fatti che verranno a galla solo dopo un confronto delle nostre versioni>>. Giunta di fronte alla donna, si rigira volgendo l’attenzione a Salkhar, mentre, con due passetti laterali, si affianca alla professoressa. Riprende il discorso in tono meno perentorio e più solenne << Chi ha messo in giro una simile voce, non ha ancora compreso che ogni docente cerca, a suo modo, di impartire una lezione di vita ai propri allievi. La severità, apparentemente eccessiva della professoressa Yeerum, è costruttiva per noi studenti, in quanto ci insegna a non arrenderci d’innanzi alle difficoltà. Un’ammonizione o un brutto voto sono solo una goccia d’acqua in confronto al mare di ostacoli che affronteremo una volta usciti dall’accademia. La Yeerum inoltre tratta ognuno di noi con uguale severità e ciò fa cadere la questione “discriminazione” poc’anzi sollevata>>. Lo sguardo volge verso la donna alla sua destra e con tono fiducioso e pieno di rispetto prosegue <<per queste ragioni, è quasi insensato affermare che la professoressa saprà essere giudice giusto ed imparziale>>.
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