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TSE
 [Quest] a true Q-mess
#1

I'm not good in groups. It's difficult to work in a group when you're omnipotent.
Q
PER INFORMAZIONI SULLA QUEST E SU COME PARTECIPARE SI RIMANDA QUI.
LEGGERE PRIMA DI POSTARE, GRAZIE.

Siete tutti stati strappati alle vostre normali vite, e chissà che poi torniate al momento esatto nel quale siete andati via, con nuovi ricordi di diverse ore, che però per gli altri non saranno mai esistite. Probabilmente vi ritroverete a chiedervi se avrete solo sognato quanto sta per accadere, e a chiedervi se era realtà o fantasia.

Le stelle rifulgono sinistre nello schermo davanti a voi. Lo spazio è talmente freddo e inospitale, che vi starete chiedendo come sia possibile che non riesca a portare via un po' di calore dallo strano posto nel quale uno strano essere di nome Q vi ha portato. State sudando, a bordo del vascello illuminato da poche e fioche luci, tendenti al verde, l'umidità sfiora il 92% e la temperatura si aggira attorno ai ai 31.9° centigradi.

Chi viene dal Kelvinverse (i pg di TFB) ha sicuramente incontrato un eccentrico professore all'Accademia della Flotta Stellare, tale George Byron. Chi è natio del luogo, invece, sa perfettamente che quello è un vascello Borg, e probabilmente è nel panico dato che i Borg sono tutt'altro che creature di buon cuore. Sebbene il loro fine ultimo possa essere quasi condivisibile -la perfezione quantomeno auspicabile da parte di chiunque- la federazione converrà che i mezzi per raggiungerla non sono esattamente consoni.

Il corridoio è sgombro, le alcove la fanno da padrone, l'unico pannello di accesso è uno schermo che mostra le stelle al di fuori della nave. Sentite tutti una risatina indistinta, non viene ne da sinistra né da destra. E' come se venisse da tutte le direzioni ahah, divertitemi!, dice con tono strafottente. Chissà se il Continuum dei Q approverebbe.



#2

Misdirection is the key to survival, never attack what your enemy defends, never behave as your enemy expects, and never reveal your true strength, if knowledge is power then to be unknown is to be unconquerable.
Dhivael s'Ehweia | Romulan
Se c'era qualcuno che Dhivael proprio non riusciva a sopportare sulla IRW T'Met erano gli ufficiali politici. I Nraehhi'Saehne, come erano chiamati in lingua romulana, erano a suo parere delle semplici spie mandate dal governo a tenere sotto stretta sorveglianza le milizie. Insomma, anche la stessa Dhiv faceva parte di un servizio di intelligence, ma tra la Tal'Diann e la Tal'Shiar c'erano enormi differenze. La Tal'Diann era una divisione dell'esercito e i suoi legati erano inviati sulle navi per controllare che tutto si svolgesse secondo i regolamenti militari, invece gli osservatori delle ombre - come amava definirli sprezzante - della Tal'Shiar si trovavano su quella nave solo per svolgere un'operazione di spionaggio legalizzata.

Se avesse potuto, avrebbe mandato a quel paese Rhhaein s'Lhoell e la sua arroganza, ma Dhiv era ben consapevole di quanto potesse essere pericoloso farsi come nemico un agente della Tal'Shiar. Se lei, come legato, non aveva il potere di rimuovere il tenente s'Lhoell dal suo ruolo di ufficiale politico sulla T'Met; una sola parola di s'Lhoell, per quanto sua inferiore di grado sulla nave, sarebbe bastata non solo per rimuoverla dal servizio ma anche per condannarla a morte con l'accusa di alto tradimento. Dopotutto quella bastarda di s'Lhoell avrebbe potuto mandare sotto corte marziale anche il capitano s'Taebok, se solo avesse ritenuto che non era leale al Pretore o non stava seguendo correttamente i suoi ordini, quindi perché avrebbe dovuto temere un semplice legato?

Se doveva essere sincera, Dhiv non era sicura di odiare s'Lhoell a causa della sua arroganza o se si trattava semplicemente di un'antipatia derivata dal suo lavoro (o addirittura dal suo passato). La Tal'Diann e la Tal'Shiar non erano mai andate a braccetto, anzi quasi potevano essere considerate organizzazioni rivali, e la seconda non era per niente amata dai cittadini romulani. Il solo pensare alla Tal'Shiar suscitava paure anche nel cuore del più indomito romulano, a causa dell'eccessivo potere posseduto da quel servizio segreto e a causa della sua abitudine a far semplicemente sparire le persone scomode. Di conseguenza, non era così sorprendente che lei preferisse tenersi alla larga da un certo ufficiale polito e che, in giornate come quella in cui si ritrova costretta a lavorare spalla a spalla con s'Lhoell, non vedesse l'ora che finisse il suo turno.

Così, Dhiv si era ritrovata quasi a contare i minuti che rimanevano alla fine del turno e, una volta che esso si era concluso, si era volatilizzata con una scusa. Probabilmente s'Lhoell si era resa conto del significato della sua fuga, ma non le importava granché. Tutto quello che desiderava, al momento, era entrare nel suo alloggio e stendersi sul lettino a riposare. Più tardi, magari, avrebbe potuto svagarsi in una sala ologrammi o in qualche altro luogo della nave, ma per il momento la sua mente desiderava semplicemente cinque minuti di riposo.

Entrata nel suo alloggio, Dhiv si ritrovò a sospirare di sollievo, stiracchiandosi un po'. Non fece caso a ciò che la circondava, almeno fino a quando una voce non risuonò nella stanza: Hai bisogno di staccare un po' la spina, eh!? Ci penso io!.

Eh!? Esclamò la romulana, girandosi di scatto per controllare la stanza alla ricerca dell'intruso. Nulla, non c'era nessuno. Si stava per convincere di aver immaginato tutto, quando sentì uno schiocco di dita e venne accecata da un lampo di luce bianca. Mentre aspettava che i suoi occhi si riprendessero dall'abbagliamento, Dhiv cercò di analizzare la situazione. Uno schiocco di dita? Un lampo di luce? Non le era mai capitato prima d'ora, ma avrebbe potuto essere...?

Appena le sagome di ciò che la circondava ritornarono chiare, Dhiv non poté fare a meno di impallidire. Quell'architettura, quelle alcove... si trovava in un dannatissimo vascello borg! Troppo scioccata anche solo per aprir bocca, si guardò attorno, cercando eventuali altri presenti. Dei, vi prego, fate che non ci siano borg... Pensò assurdamente, prima che una risatina risuonasse nell'aria, seguita da poche parole. Di fronte a quel tono strafottente e alla consapevolezza che, sì, Lui era dietro a tutto quel casino, Dhiv si ritrovò ad esclamare, a voce non troppo bassa: Fvadt! Q, hwiiy fehill'curak! (Dannazione! Q, sei uno stronzo!)

Aveva parlato in romulano, senza preoccuparsi di nascondere la sua identità, ma con la divisa che indossava sarebbe stato assurdo anche solo pensare di farsi passare per una vulcaniana. Per non parlare del fatto che difficilmente i borg si sarebbero interessati della differenza.

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#3

I'm a perfectionist, so my bossiness definitely comes out.
Saff | Zaldan
Stavo  iniziando il mio secondo turno quel giorno, c'era stato un attacco generale di influenza e stavo aiutando l'ufficiale medico, alla fine non mi disturbava lavorare di più e dividere il lavoro con altri colleghi non era un problema. Non mi aspettavo niente di più che una pacca sulla spalla e un bicchierino di qualcosa di forte a fine turno prima di andare a dormire una manciata di ore prima di tornare al lavoro. Per fortuna avevo parlato con la mia famiglia ieri sera, per qualche giorno non sarei stata in grado di raggiungerli.

Ehi, abbiamo bisogno di un medico qui! disse divertita una voce alle sue spalle, o stava rimbombando nella stanza? Non riuscii nemmeno a porsi il problema dato che stavo per prendere uno degli strumenti medici per vedere cosa potevo fare per il paziente appena entrato in infermiera, quando sentii uno schiocco di dita alle mie spalle, vidi svanire tutto intorno a me e mi ritrovai in piedi in un posto che non riuscii a mettere a fuoco in un primo momento. La luminosità era totalmente diversa da quella presente nella saletta medica e mi ci voleva qualche attimo prima di abituarmici. Faceva caldissimo, troppo caldo anche per me. Quello fu un primo campanello d'allarme, non erano molti i posti dove c'era così tanta umidità e così tanto caldo insieme.
Dopo aver messo a fuoco le luci verdi e il buio quasi di tutto dilagante, mi misero in agitazione: non poteva essere. 
No. I BORG NO. dissi ad un tono molto più alto di quanto io usassi di solito.
Sapevo che quello era la cosa più terribile che poteva accadermi, il pensiero corse alla mia famiglia: se fossi stata assimilata? Io non potevo pensare di dimenticarmi di tutta la mia famiglia, dei miei pochi amici, di poterli uccidere. Loro probabilmente sarebbero riusciti ad andare avanti, ma..
Sentii una voce, una risata e la richiesta di divertirlo. Era la stessa voce di prima, ma presa com'ero quando ero sulla Voyager non ci avevo fatto subito caso, ma ora che aveva tutta la mia attenzione, non mi ci volle nemmeno un minuto per capire con chi stavo parlando: Q. 
Non è affatto divertente Q! dissi alla voce, sapendo che non avrei ricevuto risposta. Avevo parlato nella mia lingua madre, sapevo che mi avrebbe capito a pieno.
Sentii una voce femminile, che riconobbi come romulana, non troppo lontana da dove mi trovavo io. Non mi piaceva la cosa, ma ehi! era meno peggio di quanto sperassi, sempre meglio di un essere umano in un frangente del genere, meglio evitare gentilezze di sorta e la cavalleria, con un romulano tendenzialmente potevo stare tranquilla. Probabilmente non le sarei piaciuta, ma non mi interessava piacerle, contavo di fare squadra per tornare a casa. 

Salve dissi in un romulano stentato, per poi rendermi conto che avevo ancora la mia divisa e il comunicatore appuntato sul mio petto. 
Credo che Q abbia fatto un gran casino per usare un eufemismo. Giusto per sapere con chi sto parlando, dato che siamo compagne di disavventura, qual è il tuo nome? Io sono Saff. il mio tono era come sempre vagamente aggressivo, sapevo potesse essere un'arma a doppio taglio, ma non era nella mia natura fare della carineria. Speravo solo che si accorgesse che esternamente, si ero molto simile ad un essere umano, ma che non lo ero affatto. Un po' come vulcaniani e romulani, simili, ma molto diversi.

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#4

Joanna McCoy
Human
Storia Interstellare era una delle poche materie che tutte le sezioni condividevano, Joanna l'aveva sempre trovata molto interessante, inoltre il professore era un tipo piuttosto particolare, impossibile annoiarsi in sua presenza. 
Quel giorno la ragazza aveva ascoltato con particolare attenzione la lezione, una volta finita si era avvicinata al professore per potergli fare una domanda, più che altro una sua curiosità, non si sarebbe mai aspettata le conseguenze di tale quesito. 
Il sorriso del professore non prometteva niente di buono.
Lo scoprirai molto presto! Si era limitato a risponderle lasciando la ragazza perplessa, dopo averlo salutato si era voltata per uscire dall'aula, si era fermata solo quando aveva udito il suono di uno schiocco di dita.
Improvvisamente una luce accecante colpì la ragazza che, colta di sorpresa, si coprì il volto con un braccio. 
Non capì bene cosa stava accadendo; teneva ancora gli occhi chiusi, la testa le doleva e  improvvisamente sentiva caldo.

Cosa diamine è successo? Sono svenuta per caso? Il termostato è impazzito? Perché fa così caldo?  
Aprì lentamente gli occhi e non poté fare a meno di trattenere il fiato. 
Una serie di emozioni si fecero largo dentro di lei: fastidio, paura, sorpresa e infine confusione.
Chiuse nuovamente gli occhi e fece un bel respiro tentando di calmarsi, quando li riaprì nulla era cambiato.
Devo assolutamente smettere di essere così emotiva. Si tratterà sicuramente di un sogno, o devo aver sbattuto la testa.
Si guardò intorno spaesata, si trovava in un posto che non aveva mai visto e che non riusciva ad associare a niente di conosciuto. L'unica certezza era quella di trovarsi in un mezzo di trasporto interstellare, lo schermo davanti a lei mostrava che stava viaggiando nello spazio, non riusciva a capire in quale quadrante si trovasse.
Il suo sguardo si soffermò sulle due figure al suo fianco, non sapeva se essere sollevata di non essere da sola o meno. Una risata la fece sussultare sul posto, non sapeva da dove provenisse ma le ricordava molto quella del professore. 
Meraviglioso! Devo essere impazzita del tutto. Si ritrovò a pensare mentre il suo sguardo saettava da una parte all'altra alla ricerca della fonte di quella voce.
Dove sono? Cosa diavolo era quella voce? Se questo è uno scherzo, non è divertente!  

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È'questa la maledizione dell'essere me.Èe
Sapere che il libero arbitrio è una barzelletta e io sono la battuta finale. (Layla Rose Miller/X-Factor)


#5

Rekon
Tellarite
Lasciare Tellar e la sua casa non era stata una scelta semplice, ma Rekon era ben conscio che si trattava della sola scelta possibile.
Sorrise mostrando per un istante al riflesso sul vetro della grossa pendola su cui stava lavorando le lucide zanne, mentre con la mente tornava alle reazioni stupite dei colleghi e sottoposti dell'Hangar 3 quando aveva annunciato di aver ottenuto il trasferimento ed il reintegro nel servizio attivo su di una Nave Stellare.

La maggior parte dei Tellariti della sua età - quantomeno quelli con tutte le rotelle a posto sotto uno strato di pelliccia che ormai tendeva al canuto come la sua - miravano a posti comodi come il suo, se non direttamente alla pensione, ma per Rekon era diverso. Il periodo ai cantieri orbitali di Tellar, così come l'anno di aggiornamento e formazione che lo avevano preceduto, era stato un passo necessario per superare il trauma della perdita di Akara, Iska e del piccolo Rook, ma adesso non ce la faceva più a stare in quel luogo.

La sua casa era stata sì la casa che i suoi genitori avevano comprato con tanti sacrifici ma che per lui era, soprattutto, il luogo dove avrebbe voluto trascorrere una serena vecchiaia accanto alla moglie e circondato da nipotini urlanti da affascinare con i racconti delle sue avventure passate a bordo dei gloriosi vascelli della Flotta. E quindi, ora che quel futuro non esisteva più, la casa era diventato una specie di monumento al ricordo di ciò che avrebbe dovuto essere. Un luogo che era necessario conservare e visitare di tanto in tanto, ma che era troppo soffocante per viverci.

Sbuffò, mentre le tozze dita stringevano un cacciavite all'apparenza troppo piccolo per poter essere maneggiato e lo insinuavano sotto un minuscolo ingranaggio, sollevandolo a sufficienza da poterlo afferrare con una pinzetta che un chirurgo avrebbe gestito con difficoltà. 

Chissà perché diavolo i Boliani fanno orologi così enormi con ingranaggi così minuscoli... borbottò, i pensieri che tornavano a vagare mentre il minuscolo ingranaggio danneggiato veniva riposto in un angolo del tavolo da lavoro, mentre la mano precedentemente armata di cacciavite iniziava a frugare in una scatolina in cerca di un ricambio. La sua casa era una prigione, dalla quale scappava quanto più gli era possibile, spesso dormendo in uno degli alloggi delle vecchie navi che arrivavano all'Hangar 3 per essere private di tutte le componenti classificate, prima di venire smantellate o abbandonate in un qualche deposito in attesa che la Federazione trovasse un mondo abbastanza sottosviluppato da averne bisogno - magari come vascello da difesa planetaria - per potergliele donare come gesto di buona volontà ed amicizia.

Si trattava - a differenza di quanto potessero pensare colleghi e sottoposti - di un lavoro a suo modo interessante e Rekon lo faceva con passione e puntigliosità, come scoprivano quei ragazzi, solitamente appena trasferiti, durante le lunghe strigliate che seguivano l'averli beccati a lavorare svogliatamente. Non era per il lavoro, dunque, che Rekon aveva chiesto trasferimento, ma per quella dannata casa. Anche se si trovava in orbita e non guardava verso l'enorme sfera che era Tellar, lui sapeva che era lì, giusto a portata di teletrasporto, e non poteva esimersi dal tornarci ogni volta che non riusciva ad accampare abbastanza scuse con sé stesso per evitarlo.
Era per questo che - una volta lasciate a cicatrizzare a sufficienza le sue ferite emotive, aveva marciato sull'ufficio del Direttore dei Cantieri Orbitali e aveva fatto formale domanda di trasferimento.

Il Direttore, un Umano di circa quarant'anni che di certo avrebbe preferito trovarsi ovunque anziché lì, aveva provato a farlo ragionare, a fargli capire che ad ogni età corrisponde un lavoro adatto, ma Rekon non aveva ascoltato ragioni. Cocciuto come una mandria di Bisonti Centauriani aveva ribattuto che. a meno che il Comandante Dixon fosse in grado di spostare i cantieri orbitali dall'Orbita del pianeta o viceversa, lui avrebbe avuto un trasferimento. E, trasferimento per trasferimento, lo avrebbe avuto su di una nave stellare in servizio attivo, non importa dove o quale.

Era stata una lotta, ma una lotta impari. Da un lato c'era un colletto rosso umano arrivato a comandare un cantiere di demolizione di vecchi residuati spaziali dopo una lunga e noiosa carriera in cui non aveva probabilmente mai annunciato un allarme rosso se non in esercitazione. Dall'altra c'era un vecchio Tellarite in grado di imprecare correttamente in trentadue lingue federali e non, con una carriera di tutto rispetto alle spalle, coronata da due croci d'argento al valor militare più una serie di altre paccottaglie buone solo a farlo inciampare per il peso quando le appendeva tutte all'alta uniforme.

E così ottenne il trasferimento e - impacchettati un po' di vestiti, qualche olofotografia e la collezione di orologi antichi ereditata dalla madre - aveva preso accordi con una signora fidata perché venisse a pulire la casa una volta a settimana e si era imbarcato su una nave rifornimento, che in appena un paio di settimane ed una o due deviazioni lo avrebbe portato alla sua assegnazione.

ora che si trovava in viaggio da dieci giorni, però, cominciavano a venire i dubbi...era ancora all'altezza di un servizio attivo, come aveva preteso di essere qualche mese prima, quando aveva smosso mari e monti per ottenere ciò che aveva voluto? Ovviamente aveva studiato a memoria tutte le specifiche tecniche della Voyager-A durante i primi giorni del viaggio e aveva sfruttato la piccola sala ologrammi della nave per esercitarsi nelle simulazioni di qualche emergenza ma, terminate queste attività, l'insicurezza era tornata.
Sbuffò di nuovo, dicendosi che era sciocco versare lacrime sul Thorb cucinato, quindi afferrò con la pinzetta il nuovo ingranaggio e lo mise al suo posto, fissandolo con incredibile perizia prima di richiudere il vano componentistica e provare a caricare la molla del pendolo.

Le tre ore di lavoro appena trascorse furono ricompensate dal piacevole ticchettio dell'orologio - un rudere quando l'aveva recuperato nel banco delle cianfrusaglie dell'ultima stazione spaziale che il cargo aveva visitato - tornato in funzione. Beh...qualcosa ancora la sai fare con quelle zampe, vecchio mio... si disse, voltando nuovamente l'orologio per aprire l'anta di vetro che ne proteggeva la superficie anteriore e regolare l'ora su quella standard della Federazione chissà se saprai cavartela altrettanto bene sulla plancia di quel giocattolino appena uscito dai cantieri di Utopia Planitia...

E perché non scoprirlo? domandò divertita una voce, mentre sul vetro dell'orologio compariva il volto di un umano dai capelli neri, che lo guardava con occhi maliziosi. Istintivamente Rekon si voltò per controllare se per caso si trattasse del riflesso di qualcuno giunto alle sue spalle senza che se ne accorgesse, ma non c'era nessuno.
prima che avesse il tempo di sparare un qualche elaborato insulto o chiedersi cosa accidenti stesse succedendo, con la coda dell'occhio vide la figura nel vetro, che ora era un mezzobusto dai contorni sfocati con indosso una divisa da Capitano della Flotta, schioccare le dita e dire ...così almeno la pianti di fare e pensare tutte queste fastidiose domande...tre ore che mi aggiusti e mi hai fatto venire un mal di testa...

E fu così che, in un lampo di luce, si ritrovò in uno spazio completamente diverso. Quando i suoi occhi si abituarono alla penombra del luogo in cui si trovava e le sue orecchie percepirono il vibrare che lo circondava, impiegò pochissimi secondi per capire che era successo qualcosa in grado di peggiorare notevolmente la sua giornata. La sua bocca partì in automatico in una lunga imprecazione concernente un paio di divinità tellarite del passato, alcuni dei loro emissari ed una sorta di orgia con un certo numero di altre figure poco raccomandabili, ma la sua mente era ben concentrata su dove si trovasse ora. 

In effetti non c'è niente di meglio del trovarsi all'improvviso nel mezzo di un f*ttuto vascello Borg per cancellare dalla mente ogni pensiero ozioso! 
#6

Four of Nine
Liberated Borg
Quando ero stato liberato dalla collettività quasi non ci riuscivo, era come se avessi bisogno di quelle voci nella mia testa, come se avessero sempre fatto parte di me. La prima settimana ero come in una crisi di astinenza, e per fortuna non ero il solo. Sulla mia sfera ci aiutammo a vicenda a superare quel momento. Non ricordavo ancora nulla di quando ero un individuo, poi arrivarono spezzoni di ricordi durante la notte. Un costante tormento nei miei sogni, qualcosa riaffiorava nella mia mente ma svaniva poi quasi subito, e la mattina quando aprivo gli occhi e terminavo il ciclo rigenerativo era un costante odiare i miei pensieri.

Era una vita piuttosto monotona quella sulla sfera, una volta staccati dalla collettività, il movimento unimatrice zero era ancora praticamente inesistente e passavamo le giornate a chiederci se ne fosse valsa davvero la pena. E poi riparavamo la sfera, facevamo manutenzione delle nostre parti meccaniche e speravamo in qualcosa di buono per il futuro, il che per un drone che aveva aspirato alla perfezione tutta la sua vita non era per niente una cosa facile da accettare.

Man mano i ricordi riaffiorarno, prima dell'assimilazione ero un umano e vivevo sulla terra. Ricordavo una terra molto profumata, un leggero vento tra i capelli e le paratie della nave sulla quale fui assimilato a Wolf 359. Fu allora che capii quanto fortunati eravamo stati a trovarci nei pressi della Federazione quando fummo liberati. Passammo in quella zona un bel po' di tempo prima della mia redenzione, poi contattai gli altri vascelli borg liberati e insieme fu presa la decisione che sarei stato ambasciatore del movimento presso la Federazione, che sicuramente grazie anche all'appoggio di Janeway ci avrebbe aiutato, o per lo meno ascoltato.

Tutto questo preambolo, per giustificare la sorpresa che provai quando sentii una voce nella mia testa. All'inizio pensai che si trattasse di uno scherzo dei miei impianti cranici. Io non sapevo neanche cosa volesse davvero significare quel verbo declinato in quella maniera. Divertitemi sentii l'eco di quella parola nella mia mente per qualche secondo, poi tutti i droni accanto a me scomparvero, e rimasi solo. Più solo di quanto non lo fossi prima, solo con la mia individualità. Disorientato.

Vidi poi comparire di fronte a me delle figure, molto agitate. Il mio aspetto era ancora del tutto borg, solo la faccia era stata ripulita da qualche impianto di troppo. Qual è la vostra designazione? i miei processori vocalici erano un po' fuori allineamento, ma la voce uscì ben decisa come sempre, dopo tutto l'efficienza dei miei impianti era ancora al 98.9%. Avevo da poco finito di rigenerarmi.

"He’s so… human.” (She shudders.) "...Nobody’s perfect, Saavik."




#7

Rekon
Tellarite
Lo stupore durò per massimo cinque secondi, dopodiché la mente di Rekon cominciò a registrare ciò che lo circondava. Si trovava in un f*ttuto vascello Borg - almeno a giudicare dal rumore e dal calore che lo circondava - e non era solo. Due ragazze forse Umane ed una orecchie a punta... Romulana, almeno a giudicare dall'uniforme.

Si stava giusto decidendo a smettere di imprecare quando dal nulla si materializzò un Borg. Era il primo che vedeva - dal vivo, almeno - ma non aveva paura. Non per sé stesso, almeno...era troppo vecchio per questo, ma... 
Si mosse quindi rapidamente per porsi tra l'essere cibernetico e le ragazze e gonfiò il petto all'interno dell'uniforme grigia e nera dal colletto giallo della Sezione Tecnica della Flotta, puntandogli contro l'arma più potente a sua disposizione.

La mia designazione? La mia designazione - dannato ammasso di chip isolineari frullati - e quello che ti smonterà pezzo per pezzo se fai un solo passo in avanti! ringhiò, mentre il microscopico cacciavite per orologi appena si notava nelle sue manone Che diavolo volete da me? E perché poi portare qui anche un paio di bambine e una Romulana? E, già che ci siamo...dov'è qui?

Mentre parlava osservò bene i dintorni in cerca di un'arma e - già che c'era - osservò il Borg per trovare qualche componente nei suoi impianti che, se strappata, avrebbe potuto permettergli di sopraffarlo nonostante la evidente differenza di forza. 
#8

I'm a perfectionist, so my bossiness definitely comes out.
Saff | Zaldan
Guardai i nuovi arrivi: una ragazza umana, che sembrava decisamente confusa. Sospirai, il mio essere medico si era messo in funzione, decisi che ero prima medico, poi una Zaldan e quella poteva essere una delle gemelle in un futuro e se qualcosa avesse dovuto accadere loro, volevo che qualcuno si occupasse di aiutare, se c'era la possibilità. Mi avvicinai a lei e le dissi, forse in un modo troppo diretto, ma quello era parte della mia cultura, della mia vita, non potevo farci proprio niente.

Sei in un cubo borg e quella era la voce di Q, un dio che si crede divertente a fare pasticci con le nostre vite. Hai un vestiario strano, che anno è per te? Io mi chiamo Saff e sono un medico, guardiamarina ma tanto basta. dissi guardandola con un mezzo sorriso, pentendomi che non ci fosse Clem con me, avrebbe probabilmente sorriso del mio passo in avanti. 
Ecco un'altra persona e poi un borg: un brivido mi era salito lungo la schiena, ma non avevo fatto nemmeno tempo di rendermi conto di quanto stava succedendo, che l'uomo aveva detto e fatto qualcosa che non mi piaceva e che mi aveva fatto ribollire il sangue nelle vene in un primo momento, facendo si che non mi curassi di nient'altro. Anche se apprezzavo il suo gesto, quello di porsi tra me, noi ragazze e il borg, la gentilezza mi mandava in bestia.  

Bambina? Se è un tentativo di essere gentile rivolgendoti a me, sei totalmente fuori strada ringhiai piano verso il tellarite, per poi guardare il borg. Non mi fidavo del borg, in fondo eravamo in cubo e potevamo essere assimilati, ma quello che avevo davanti sembrava confuso quanto me e decisi di dargli il beneficio del dubbio: c'era un detto terrestre che dice "tenere vicini gli amici e più vicini i nemici", giusto? Non ero sicura riguardasse il mio caso specifico, ma c'erano alcune storie di borg liberati. Sette di Nove era così famosa da rasentare la leggenda, ma una parte di me non si sentiva minacciata dal borg che era lì con noi. 

Saff, Zaldan, sto servendo nella USS Voyager. Tu sei? chiesi nel solito modo sin troppo tagliente, avrei voluto essere meno Zaldan in certe cose, ma.. non potevo farci niente.


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#9

Misdirection is the key to survival, never attack what your enemy defends, never behave as your enemy expects, and never reveal your true strength, if knowledge is power then to be unknown is to be unconquerable.
Dhivael s'Ehweia | Romulan
Per quanto fosse stato assolutamente inutile, insultare Q l'aveva fatta star meglio. Ora che si era - almeno in parte - calmata, poteva concentrarsi sul luogo dove si trovava e sul pericolo che rappresentava trovarsi su di una nave borg.

Sicuramente in quel posto faceva caldo: per quanto i romulani avessero antenati residenti su Vulcano, la loro capacità di resistere alle alte temperature era diminuita a causa dei secoli di vita su Romulus. Quindi, se un fott*to vulcaniano si sarebbe anche potuto trovare bene su quel vascello, Dhiv invece si sentiva soltanto a disagio. E, sicuramente, essere circondata da forme di vita inferiori non l'aiutava. Per quanto in parte fosse sollevata dal non trovarsi da sola su quel dannato vascello, Dhiv avrebbe fatto volentieri a meno di tutti quegli yikh ['alieno/i', termine dispregiativo]. Perché Q non aveva rapito solo romulani!? Dannato yikh che si credeva un dio!

Quando Saff le rivolse parola, Dhiv ribatté un quasi sprezzante: E perché mai dovrei dirti il mio nome, hevam!? Aveva parlato in perfetto federale standard, se non per l'insulto finale che aveva pronunciato in romulano e che, con ogni probabilità, il traduttore universale di Saff avrebbe tradotto con un semplice 'umana', perdendo parte della sua connotazione dispregiativa. Concentrata sul pericolo principale - la probabile presenza di borg - Dhiv si era limitata a lanciare un'occhiata alla compagna di disavventura, un'osservazione superficiale che le aveva permesso di notare la divisa della flotta federale, ma non le mani palmate.

Non che Saff fosse l'unica forma di vita inferiore presente nel luogo. Dhiv aveva potuto notare la confusione della ragazza umana vestita di rosso (cos'era? una specie di divisa? di cosa?) e una parte di lei era stata quasi commossa. Per fortuna, il pronto intervento di Saff le aveva permesso di mettere la sua coscienza a posto senza esser costretta a relazionarsi con l'umana. La lunga imprecazione del tellarite la fece sorridere, riportando un po' di allegria nel mare di timori ed incertezze che la stava per sommergere, per quanto non riuscì a comprenderla totalmente. Probabilmente per farlo avrebbe dovuto studiare mitologia tellarite, cosa che non aveva la minima intenzione di fare.

Il borg invece... era un dannatissimo borg! Al solo vederlo, la mano della romulana corse automaticamente alla cintura alla ricerca del disgregatore assente. Fvadt! Fu il pensiero che attraversò la sua mente quando si rese conto di non essere armata. L'unica cosa positiva in quella situazione era che, se il borg non li aveva ancora attaccati, probabilmente significava che non faceva parte della Collettività. Borg liberati... era così che si chiamavano? Non che se fosse stato un liberato sarebbe stato degno di fiducia, eh!

Un po' scioccata, vide il tellarite posizionarsi tra il borg e tutti gli altri, minacciando l'ammasso di circuiti con... cosa? Aveva qualcosa in mano? Non era abbastanza vicina né nella posizione giusta per vedere cosa il tellarite stesse tenendo in mano, ma dubitava che fosse più grande di un taglierino. Credeva davvero di essere in grado di difenderle dal borg praticamente disarmato?

Khoi-udt (crepa) tellarite! È stato quello stronzo di Q a trasportarci qui, non quell'ammasso di ferraglia! Per quanto le sue parole potessero sembrare un tentativo di difesa del borg (che invece avrebbe preferito disintegrato da un colpo di disgregatore), in realtà erano solo indicazione di quanto il comportamento del tellarite le avesse dato fastidio. Non era una zaldan (Ah, Saff era una zaldan?) e, a differenza delle altre due, non era stata chiamata bambina ma le dava comunque fastidio essere considerata come una donna indifesa. Lei apparteneva ad una specie superiore, una specie - per di più - guerriera, e lavorava in un'astronave militare a differenza di quegli idioti federali e le loro navi da esplorazione. Non aveva intenzione di farsi declassare allo status di donna indifesa da una forma di vita inferiore!

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#10

Joanna McCoy
Human
Una delle due si avvicinò, Joanna la osservò per un istante con leggera diffidenza, l'ascoltò senza mai interromperla cercando di assimilare tutte le informazioni che le stava dando. Saff, così aveva detto di chiamarsi, sembrava una persona gentile eppure le sue parole per la ragazza non erano del tutto chiare. Cosa era un cubo borg? Non ne aveva mai sentito parlare. Perché una divinità dovrebbe avere la voce del suo professore? Tutto continuava a sembrarle assurdo, non poteva però rimanere lì a farsi prendere dal panico. Doveva essere coraggiosa e affrontare la situazione, il suo futuro lavoro comprendeva anche un contesto pericoloso e diverso dalla normalità, doveva saperlo gestire per il bene dei suoi pazienti. 
Fece un profondo respiro e si decise a rispondere a Saff, magari rispondendo alle sue domande poteva chiarire alcune cose che non le tornavano. 

Mi chiamo Joanna e questa è la divisa dell'Accademia della Flotta Stellare, sono del 2266. 
Non so cosa sia un cubo borg e non ho mai sentito parlare di Q, tutto questo mi sembra assurdo.


Dopo quelle parole si voltò ad osservare i nuovi arrivati, uno era certamente un tellarite, l'altro era una creatura sconosciuta, non riusciva ad associarlo a nessuna di quelle che aveva studiato.
In che guaio si era cacciata? Perché si trovava  lì?
Stava per rispondere alla domanda della strana creatura, quando il tellarite aprì bocca, si voltò a osservarlo con espressione indignata sul volto.

Bambina? Sono quasi maggiorenne! Razza di… Le piacebbe se la definissi un vecchio nano con il naso da maiale? 
Non credo, quindi non mi definisca più una bambina basandosi solo sul mio aspetto.


Il suo tono era evidentemente irritato, la voce leggermente più alta del normale. Solitamente risultava una persona calma, bastava però toccare i punti giusti per farla scoppiare come un fuoco d'artificio. Sapeva che i tellariti non avevano un carattere morbido, di certo però non accettava di essere trattata come una bambina. 
La situazione, a quanto pareva, non era bella per nessuno, Joanna era abbastanza nervosa di suo, non aveva bisogno di uno sconosciuto che la trattava come una mocciosa.
Con un sospiro tornò a guardare quella creatura a metà tra un umanoide e una macchina, era meglio rispondergli per evitare di farlo irritare, non sembrava piacere a nessuno degli altri presenti. 

Sono Joanna, cadetto dell'Accademia della Flotta Stellare, sezione medica. 

[Immagine: afbc9e6f5231eb89b953c589d9ed79b9.gif]


È'questa la maledizione dell'essere me.Èe
Sapere che il libero arbitrio è una barzelletta e io sono la battuta finale. (Layla Rose Miller/X-Factor)


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