15-02-2026, 08:27 PM
My people taught me a man does not own land. He doesn't own anything but the courage and loyalty in his heart. That's where my power comes from.

Chakotay Umano
Signore… stanno… mormorò l’ufficiale in retroguardia, in parte incredulo, in parte confuso dal comportamento insolito degli infetti. Di solito si mostravano astuti ed aggressivi... ma in quel momento sembravano aver deciso di abbandonare il loro inseguimento Stanno rallentando?! concluse, incerto delle sue stesse parole.
Chakotay non si voltò, ma lo sentì: come il vento tra gli alberi, un’eco che non gli apparteneva. Il suo sguardo si abbassò sulla dottoressa ancora accanto a lui: sta usando le sue capacità. In queste condizioni? si chiese, sospettoso. Un colpo sulla paratia lo riportò rapidamente alla realtà. Dovevano muoversi. Non fermatevi! ordinò, riprendendo a strisciare nel condotto.
Scala tecnica a tre metri! annunciò Diaz. Chakotay guidò T’Halassa verso i pioli metallici, pronto a caricarsela in spalla se necessario: la fece scendere con attenzione, tenendo il braccio saldo attorno a lei. Ogni movimento era studiato accuratamente. Dietro di loro non si sentiva più il fuoco dei phaser, né alcun segno di inseguimento, ma Chakotay non intendeva fermarsi per fare domande finché non fossero stati tutti al sicuro.
Lentamente raggiunsero il livello inferiore e poi proseguirono lungo l’ultimo tratto del condotto. Un pannello venne rimosso e l’hangar secondario si aprì davanti a loro: ufficiali radunati, barricate improvvisate, navette pronte al decollo d’emergenza. Degli ufficiali della sicurezza stavano puntando loro contro dei phaser.
Capitano! esclamò uno degli ufficiali, affrettandosi a fare cenno ai compagni di abbassare le armi, per poi correre ad aiutare i nuovi arrivati a rimettersi in piedi e accedere all'hangar. Diaz e Akar richiusero il portello alle proprie spalle, sigillandolo con cura mentre Chakotay aiutava T'Halassa a sedersi su una delle brande disposte ordinatamente al centro della struttura. Qualcuno mi porti subito dell'acqua... e dei sali ordinò, ricordandosi delle indicazioni della dottoressa. Non so cosa abbia fatto prima... ma probabilmente ci ha salvati disse con un misto di gratitudine e disapprovazione in direzione di T'Halassa.
Aveva appena terminato quella frase, quando dei passi rapidi alle sue spalle attirarono l'attenzione del capitano. Chakotay! lo accolse B'Elanna. Lui si alzò subito, notando un'espressione indecifrabile sul volto dell'amica Rapporto chiese, con la netta impressione che ci fosse qualche novità.
Siamo riusciti a contattare la squadra sul pianeta disse, ma il suo volto era teso Sono vivi... ma sono bloccati in una grotta. C’è un branco di predatori all’esterno e la roccia interferisce con il teletrasporto: non riusciamo ad agganciare un segnale stabile brontolò evidentemente frustrata. Chakotay inspirò lentamente: una nave infestata, una squadra intrappolata su un pianeta ostile e una dottoressa che combatte un esercito con la mente mentre fatica a restare in piedi. C'era altro che poteva andare storto?!
Chakotay non si voltò, ma lo sentì: come il vento tra gli alberi, un’eco che non gli apparteneva. Il suo sguardo si abbassò sulla dottoressa ancora accanto a lui: sta usando le sue capacità. In queste condizioni? si chiese, sospettoso. Un colpo sulla paratia lo riportò rapidamente alla realtà. Dovevano muoversi. Non fermatevi! ordinò, riprendendo a strisciare nel condotto.
Scala tecnica a tre metri! annunciò Diaz. Chakotay guidò T’Halassa verso i pioli metallici, pronto a caricarsela in spalla se necessario: la fece scendere con attenzione, tenendo il braccio saldo attorno a lei. Ogni movimento era studiato accuratamente. Dietro di loro non si sentiva più il fuoco dei phaser, né alcun segno di inseguimento, ma Chakotay non intendeva fermarsi per fare domande finché non fossero stati tutti al sicuro.
Lentamente raggiunsero il livello inferiore e poi proseguirono lungo l’ultimo tratto del condotto. Un pannello venne rimosso e l’hangar secondario si aprì davanti a loro: ufficiali radunati, barricate improvvisate, navette pronte al decollo d’emergenza. Degli ufficiali della sicurezza stavano puntando loro contro dei phaser.
Capitano! esclamò uno degli ufficiali, affrettandosi a fare cenno ai compagni di abbassare le armi, per poi correre ad aiutare i nuovi arrivati a rimettersi in piedi e accedere all'hangar. Diaz e Akar richiusero il portello alle proprie spalle, sigillandolo con cura mentre Chakotay aiutava T'Halassa a sedersi su una delle brande disposte ordinatamente al centro della struttura. Qualcuno mi porti subito dell'acqua... e dei sali ordinò, ricordandosi delle indicazioni della dottoressa. Non so cosa abbia fatto prima... ma probabilmente ci ha salvati disse con un misto di gratitudine e disapprovazione in direzione di T'Halassa.
Aveva appena terminato quella frase, quando dei passi rapidi alle sue spalle attirarono l'attenzione del capitano. Chakotay! lo accolse B'Elanna. Lui si alzò subito, notando un'espressione indecifrabile sul volto dell'amica Rapporto chiese, con la netta impressione che ci fosse qualche novità.
Siamo riusciti a contattare la squadra sul pianeta disse, ma il suo volto era teso Sono vivi... ma sono bloccati in una grotta. C’è un branco di predatori all’esterno e la roccia interferisce con il teletrasporto: non riusciamo ad agganciare un segnale stabile brontolò evidentemente frustrata. Chakotay inspirò lentamente: una nave infestata, una squadra intrappolata su un pianeta ostile e una dottoressa che combatte un esercito con la mente mentre fatica a restare in piedi. C'era altro che poteva andare storto?!

