TSE Andiamo “bene”
#61

My people taught me a man does not own land. He doesn't own anything but the courage and loyalty in his heart. That's where my power comes from.

Chakotay Umano

Signore… stanno… mormorò l’ufficiale in retroguardia, in parte incredulo, in parte confuso dal comportamento insolito degli infetti. Di solito si mostravano astuti ed aggressivi... ma in quel momento sembravano aver deciso di abbandonare il loro inseguimento Stanno rallentando?! concluse, incerto delle sue stesse parole.

Chakotay non si voltò, ma lo sentì: come il vento tra gli alberi, un’eco che non gli apparteneva. Il suo sguardo si abbassò sulla dottoressa ancora accanto a lui: sta usando le sue capacità. In queste condizioni? si chiese, sospettoso. Un colpo sulla paratia lo riportò rapidamente alla realtà. Dovevano muoversi. Non fermatevi! ordinò, riprendendo a strisciare nel condotto.

Scala tecnica a tre metri! annunciò Diaz. Chakotay guidò T’Halassa verso i pioli metallici, pronto a caricarsela in spalla se necessario: la fece scendere con attenzione, tenendo il braccio saldo attorno a lei. Ogni movimento era studiato accuratamente. Dietro di loro non si sentiva più il fuoco dei phaser, né alcun segno di inseguimento, ma Chakotay non intendeva fermarsi per fare domande finché non fossero stati tutti al sicuro.

Lentamente raggiunsero il livello inferiore e poi proseguirono lungo l’ultimo tratto del condotto. Un pannello venne rimosso e l’hangar secondario si aprì davanti a loro: ufficiali radunati, barricate improvvisate, navette pronte al decollo d’emergenza. Degli ufficiali della sicurezza stavano puntando loro contro dei phaser.

Capitano! esclamò uno degli ufficiali, affrettandosi a fare cenno ai compagni di abbassare le armi, per poi correre ad aiutare i nuovi arrivati a rimettersi in piedi e accedere all'hangar. Diaz e Akar richiusero il portello alle proprie spalle, sigillandolo con cura mentre Chakotay aiutava T'Halassa a sedersi su una delle brande disposte ordinatamente al centro della struttura. Qualcuno mi porti subito dell'acqua... e dei sali ordinò, ricordandosi delle indicazioni della dottoressa. Non so cosa abbia fatto prima... ma probabilmente ci ha salvati disse con un misto di gratitudine e disapprovazione in direzione di T'Halassa.

Aveva appena terminato quella frase, quando dei passi rapidi alle sue spalle attirarono l'attenzione del capitano. Chakotay! lo accolse B'Elanna. Lui si alzò subito, notando un'espressione indecifrabile sul volto dell'amica Rapporto chiese, con la netta impressione che ci fosse qualche novità.

Siamo riusciti a contattare la squadra sul pianeta disse, ma il suo volto era teso Sono vivi... ma sono bloccati in una grotta. C’è un branco di predatori all’esterno e la roccia interferisce con il teletrasporto: non riusciamo ad agganciare un segnale stabile brontolò evidentemente frustrata. Chakotay inspirò lentamente: una nave infestata, una squadra intrappolata su un pianeta ostile e una dottoressa che combatte un esercito con la mente mentre fatica a restare in piedi. C'era altro che poteva andare storto?!
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#62

Navigare in direzione della Pace

T'Halassa Sabin Vulcaniana/Betazoide


Non ricordava molto di come fosse arrivata fin lì.
Era stata sorretta, quasi portata, in stato di derealizzazione.
Aveva percepito vagamente incredulità e poi sollievo misto a urgenza.
La sua preghiera silenziosa aveva assunto sfumature di ringraziamento e poi, infine, di promessa.

Voglio aiutare.
(quindi mi serve un campione)


Sentiva che ora erano relativamente al sicuro. L'avevano fatta sedere e, finalmente, le diedero la tanto desiderata acqua.
Mormorò un ringraziamento, imponendosi di sorseggiare con calma e respirare bene.
Il sollievo fu immediato, era lievemente sapida.

Gli elettroliti!

Ma i suoi compagni non avevano tregua. Un nuovo allarme.
Non riuscì a sentire bene le voci, era ancora troppo concentrata a cercare di riprendersi, ma "vide" nitidamente nei pensieri del capitano.
Una scena quasi ancestrale. Umanoidi assediati da fiere ostili.

Disse poche parole con voce incerta.

Squadra giù, scacciare predatori, tutti su.
Per come sto ora, potrei andare io, spaventerei quelle povere bestiole.
Mi servirebbe también un campione recente, per gli antigeni.


Chissà se abbiamo il teletrasporto attivo? Accesso alle navette?
Poter sparare un colpo di avvertimento per spaventare gli animali, direttamente dalla nave?
Scenderei sul pianeta già solo per curiosità.
Sarebbe bello trovare bacche commestibili e non infette, ma è improbabile.


Si domandò quanto fosse diventato possibile comunicare con gli infetti. Collaborare, magari.
Ormai non aveva più scrupoli a fare tentativi assurdi.

Mi sentite ancora? Potremmo per favore aiutarci a vicenda? Siamo, in effetti, un solo equipaggio, ricordate?

Non aveva idea, nel suo stato, di chi potesse effettivamente sentirla.
Si vergognò di tale incresciosa mancanza di controllo, era decisamente disdicevole.
Scusate.


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#63

My people taught me a man does not own land. He doesn't own anything but the courage and loyalty in his heart. That's where my power comes from.

Chakotay Umano

Una cosa alla volta, dottoressa: prima si rimetta in piedi. rispose Chakotay in tono cordiale, ma fermo. In quel momento l’hangar vibrò: un colpo di phaser era rimbalzato sulle paratie esterne ed ora gli ufficiali della sicurezza si erano schierati attorno al punto dal quale sembrava provenisse il suono, pronti a combattere non appena si fosse aperta una falla. Capitano… contatti nei corridoi superiori lo informò Diaz. Chakotay fece cenno a B'Elanna di aspettare un istante mentre si rivolgeva all'ufficiale Stanno arrivando? chiese.

Diaz fece per parlare, ma poi esitò No, signore… stanno… rallentando? Sembrano disorientati da qualcosa... disse incerto. Chakotay lanciò un’occhiata a T’Halassa: prima aveva avuto la netta impressione che qualcosa che aveva fatto avesse rallentato i loro inseguitori ed ora, per la seconda volta nel giro di pochi minuti, qualcuno non distante da lei si ritrovava disorientato al punto da interrompere l'assalto. Sui monitor del sistema di sorveglianza apparivano le sagome degli infetti che vagavano nei corridoi sopra l’hangar. Alcuni si erano fermati del tutto, altri si muovevano lentamente, girando la testa come se cercassero qualcosa che non riuscivano a localizzare.

Gli ufficiali della sicurezza si scambiarono sguardi perplessi. Dottoressa, ha qualcosa a che fare con...? chiese, ma prima che potesse terminare la frase qualcuno aprì nuovamente il fuoco. Fermi! Nessuno spari se non diventano ostili. trattenne gli ufficiali della sicurezza. C'è un'altra cosa... si intromise nuovamente B'Elanna, attirando su di sé l'attenzione del capitano per mostrargli un PADD. Sullo schermo apparve l'immagine di un oggetto metallico mezzo sepolto nel fango.

Tecnologia aliena. Prima che fossero costretti a mettersi al riparo Tom è riuscito a recuperare i dati di navigazione. Dice che proviene da un pianeta poco lontano da qui. Chiunque l’abbia lanciata potrebbe sapere qualcosa del virus... forse è da lì che è partita l’epidemia. O magari stavano studiando lo stesso agente patogeno... potremmo raggiungere il pianeta in un paio d'ore spiegò, evidentemente poco entusiasta a quell'idea.

Ma la squadra sul pianeta è ancora bloccata. I predatori non si sono allontanati e la grotta continua a interferire con il teletrasporto. Se partiamo subito per quelle coordinate, potremmo trovare risposte. Ma significherebbe lasciare la squadra lì per ore... puntualizzò, prima che un'altra vibrazione percuotesse l'hangar. Chakotay guardò per un momento il display. Poi la sala. Poi T’Halassa seduta contro le casse di rifornimento. Continua a mantenere il contatto con la squadra sul pianeta e fai del tuo meglio per riportarli a bordo disse infine, deciso a darle il tempo per provare a recuperare la squadra prima di considerare seriamente l'idea di lasciarli lì.
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