3 ore fa
Korinna Suder
Betazoid
Maestro…? sussurrò lo zeellai. Korinna gli rivolse un'occhiata interrogativa: non c’era nessun maestro lì. Che il panico fosse arrivato ad un punto tale da fargli vedere cose che non c'erano? Vollox, dietro di loro, emise un ringhio profondo. Non era il grido di un guerriero klingon in allerta, ma ricordava più quello di un animale messo alle strette.
Fratello… mormorò il klingon Non… non può essere. Una serie di emozioni intense si abbatterono contro la mente di Korinna, in una serie di ondate impetuose. Zareph provava un desiderio disperato di lasciarsi andare, come se qualcuno lo stesse chiamando a sé. Vollox oscillava tra furia e incredulità, come se stesse combattendo un nemico invisibile. Poi qualcosa sfiorò la sua mente: un tocco leggero, quasi gentile, familiare. Una presenza familiare, calda. Nat?
Nini… sei stanca. Lasciati andare. Non devi lottare sempre le giunse la voce del marito che non vedeva da mesi. Per un istante, il mare gelido sembrò diventare tiepido. Le braccia non facevano più male. Il peso di Zareph sembrò scomparire. Ma c'era qualcosa di insolito in quella presenza: sembrava Nat, ma allo stesso tempo non era quello il modo in cui lui era solito sfiorare la sua mente...
Korinna inspirò profondamente, allontanando quella presenza con l'implacabile competenza acquisita in anni di studio ed esercizio: in un istante il sapore dell'acqua salmastra le riempì la bocca e i muscoli tornarono a dolere. Si guardò attorno, Seeth sembrava in difficoltà e Zareph e Vollox erano totalmente preda di quell'illusione. Seeth! chiamò prendi Zareph! chiese all'amica, mentre cercava di raggiungere la mente di Vollox. Non era facile in acqua, con il corpo esausto e la concentrazione spezzata dalle onde e dai tentativi di tenere a galla lo zeellai.
Nella mente del klingon si trovava, nitida, l'immagine di un guerriero coperto di cicatrici, con le creste identiche alle sue. Un fratello caduto anni prima. L’immagine lo stava invitando a seguirlo sotto la superficie, verso un’oscurità che prometteva battaglia e gloria e, per seguirla, Vollox stava nuotando nella direzione sbagliata. Korinna provò a proiettare verso di lui l’eco di un canto di guerra, accompagnato dall’odore del metallo caldo. Il ricordo della vittoria, della terra solida sotto i piedi.
Vollox ringhiò, scosse la testa e sputò acqua, guardandosi attorno confuso Inganno! ruggì, riprendendo a nuotare verso riva con ampie bracciate.
Fratello… mormorò il klingon Non… non può essere. Una serie di emozioni intense si abbatterono contro la mente di Korinna, in una serie di ondate impetuose. Zareph provava un desiderio disperato di lasciarsi andare, come se qualcuno lo stesse chiamando a sé. Vollox oscillava tra furia e incredulità, come se stesse combattendo un nemico invisibile. Poi qualcosa sfiorò la sua mente: un tocco leggero, quasi gentile, familiare. Una presenza familiare, calda. Nat?
Nini… sei stanca. Lasciati andare. Non devi lottare sempre le giunse la voce del marito che non vedeva da mesi. Per un istante, il mare gelido sembrò diventare tiepido. Le braccia non facevano più male. Il peso di Zareph sembrò scomparire. Ma c'era qualcosa di insolito in quella presenza: sembrava Nat, ma allo stesso tempo non era quello il modo in cui lui era solito sfiorare la sua mente...
Korinna inspirò profondamente, allontanando quella presenza con l'implacabile competenza acquisita in anni di studio ed esercizio: in un istante il sapore dell'acqua salmastra le riempì la bocca e i muscoli tornarono a dolere. Si guardò attorno, Seeth sembrava in difficoltà e Zareph e Vollox erano totalmente preda di quell'illusione. Seeth! chiamò prendi Zareph! chiese all'amica, mentre cercava di raggiungere la mente di Vollox. Non era facile in acqua, con il corpo esausto e la concentrazione spezzata dalle onde e dai tentativi di tenere a galla lo zeellai.
Nella mente del klingon si trovava, nitida, l'immagine di un guerriero coperto di cicatrici, con le creste identiche alle sue. Un fratello caduto anni prima. L’immagine lo stava invitando a seguirlo sotto la superficie, verso un’oscurità che prometteva battaglia e gloria e, per seguirla, Vollox stava nuotando nella direzione sbagliata. Korinna provò a proiettare verso di lui l’eco di un canto di guerra, accompagnato dall’odore del metallo caldo. Il ricordo della vittoria, della terra solida sotto i piedi.
Vollox ringhiò, scosse la testa e sputò acqua, guardandosi attorno confuso Inganno! ruggì, riprendendo a nuotare verso riva con ampie bracciate.

