08-03-2026, 07:55 PM
Korinna Suder
Betazoid
Seeth… sono sfinita confessò Korinna, cercando comunque di rimettersi in piedi. Le sue braccia erano ancora doloranti per lo sforzo e le gambe minacciavano di cedere sotto al suo peso. Era d'accordo con la Klingon che separarsi non fosse l'idea migliore, ma dopotutto ... posso tenerli a bada con i miei poteri. Non dovendomi concentrare su di voi posso riuscire senza difficoltà a tenerli lontani dalla mia mente tentò di rassicurarla, perfettamente consapevole che non si trattava dell'unico problema. Se quelle creature erano in grado di uscire dall'acqua rischiava di trovarsi ad affrontare un intero gruppo di loro e nessuno sembrava avere idea di cosa fossero in realtà. Per quanto ne sapevano potevano essere dei crostacei giganti, in grado di frantumarle la testa con una bracciata... o chissà che altro.
Un'altra cosa le era evidente: su quella spiaggia non avrebbero trovato un modo per tornare indietro e quando lo avessero fatto, era nel suo interesse trovarsi il più vicina possibile al portale o a qualunque altra cosa avrebbe permesso loro di ritornare alla Kal'Ruq. La klingon aveva ragione. Fu allora che una voce chiamò di nuovo dalle acque e questa volta fu Vollox a prendere in mano la situazione, sollevando Korinna senza troppi complimenti andiamo tagliò corto, avviandosi verso l'interno dell'isola.
La sabbia scura rifletteva la luce delle torce del molo, creando giochi di luce sulle rocce frastagliate. A guardarle distrattamente, le stalagmiti che ornavano la scogliera ricordavano una schiera di denti affilati che percorreva l'intera costa. Procedendo verso l'interno dell'isola il terreno si sarebbe fatto sempre più accidentato: gole strette e tunnel naturali si aprivano sulla superficie, con fessure da cui filtrava una luce incandescente, come se l’isola stessa fosse alimentata da un cuore di magma sommerso. Non era difficile immaginare perché i miti klingon descrivevano questi luoghi come un inferno. cos'è quella? chiese Korinna, indicando un bagliore azzurro in lontananza.
Un'altra cosa le era evidente: su quella spiaggia non avrebbero trovato un modo per tornare indietro e quando lo avessero fatto, era nel suo interesse trovarsi il più vicina possibile al portale o a qualunque altra cosa avrebbe permesso loro di ritornare alla Kal'Ruq. La klingon aveva ragione. Fu allora che una voce chiamò di nuovo dalle acque e questa volta fu Vollox a prendere in mano la situazione, sollevando Korinna senza troppi complimenti andiamo tagliò corto, avviandosi verso l'interno dell'isola.
La sabbia scura rifletteva la luce delle torce del molo, creando giochi di luce sulle rocce frastagliate. A guardarle distrattamente, le stalagmiti che ornavano la scogliera ricordavano una schiera di denti affilati che percorreva l'intera costa. Procedendo verso l'interno dell'isola il terreno si sarebbe fatto sempre più accidentato: gole strette e tunnel naturali si aprivano sulla superficie, con fessure da cui filtrava una luce incandescente, come se l’isola stessa fosse alimentata da un cuore di magma sommerso. Non era difficile immaginare perché i miti klingon descrivevano questi luoghi come un inferno. cos'è quella? chiese Korinna, indicando un bagliore azzurro in lontananza.

