TFB la forza della diplomazia
#51

Korinna Suder

Betazoid

Maestro…? sussurrò lo zeellai. Korinna gli rivolse un'occhiata interrogativa: non c’era nessun maestro lì. Che il panico fosse arrivato ad un punto tale da fargli vedere cose che non c'erano? Vollox, dietro di loro, emise un ringhio profondo. Non era il grido di un guerriero klingon in allerta, ma ricordava più quello di un animale messo alle strette.

Fratello… mormorò il klingon Non… non può essere. Una serie di emozioni intense si abbatterono contro la mente di Korinna, in una serie di ondate impetuose. Zareph provava un desiderio disperato di lasciarsi andare, come se qualcuno lo stesse chiamando a sé. Vollox oscillava tra furia e incredulità, come se stesse combattendo un nemico invisibile. Poi qualcosa sfiorò la sua mente: un tocco leggero, quasi gentile, familiare. Una presenza familiare, calda. Nat?

Nini… sei stanca. Lasciati andare. Non devi lottare sempre le giunse la voce del marito che non vedeva da mesi. Per un istante, il mare gelido sembrò diventare tiepido. Le braccia non facevano più male. Il peso di Zareph sembrò scomparire. Ma c'era qualcosa di insolito in quella presenza: sembrava Nat, ma allo stesso tempo non era quello il modo in cui lui era solito sfiorare la sua mente...

Korinna inspirò profondamente, allontanando quella presenza con l'implacabile competenza acquisita in anni di studio ed esercizio: in un istante il sapore dell'acqua salmastra le riempì la bocca e i muscoli tornarono a dolere. Si guardò attorno, Seeth sembrava in difficoltà e Zareph e Vollox erano totalmente preda di quell'illusione. Seeth! chiamò prendi Zareph! chiese all'amica, mentre cercava di raggiungere la mente di Vollox. Non era facile in acqua, con il corpo esausto e la concentrazione spezzata dalle onde e dai tentativi di tenere a galla lo zeellai.

Nella mente del klingon si trovava, nitida, l'immagine di un guerriero coperto di cicatrici, con le creste identiche alle sue. Un fratello caduto anni prima. L’immagine lo stava invitando a seguirlo sotto la superficie, verso un’oscurità che prometteva battaglia e gloria e, per seguirla, Vollox stava nuotando nella direzione sbagliata. Korinna provò a proiettare verso di lui l’eco di un canto di guerra, accompagnato dall’odore del metallo caldo. Il ricordo della vittoria, della terra solida sotto i piedi.

Vollox ringhiò, scosse la testa e sputò acqua, guardandosi attorno confuso Inganno! ruggì, riprendendo a nuotare verso riva con ampie bracciate.
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#52

Victory is not achieved if an Empire is destroyed in order to win a war, and it is not failure if a battle is backed away from in order to preserve an Empire.

Seeth Rahnaz Mezza Klingon

Amore mio, la raggiunse la dolce voce di sua madre. Seeth strinse i denti, cercando di tenere a mente la situazione in cui si trovava. Doveva continuare a nuotare, doveva raggiungere la riva. Amore mio, non avrebbe dovuto toccare a te. Sef non avrebbe dovuto essere il tuo peso. Volevo solo che tu vivessi una vita normale, come una klingon. Una lacrima scivolò lungo la sua guancia, mescolandosi all'acqua del mare. Senza accorgersene, aveva smesso di nuotare. Madre... sussurrò e la voce riprese a parlare, dolce e tentatrice: Vieni da me. Risolverò tutto, vedrai.

Seeth! Fu la voce di Korinna a richiamarla alla realtà. QI'yaH, imprecò pesantemente, rendendosi conto del rischio che aveva corso. La voce di sua madre tornò a chiamarla, ma Seeth si concentrò sulla richiesta di Korinna. Zareph, doveva occuparsi di Zareph. Seeth guardò dietro di sé, in direzione di Korinna. Dov'era lo zeellai? Un'altra imprecazione e Seeth si immerse totalmente nell'acqua, scoprendo l'uomo che sprofondava lentamente. Lo raggiunse a nuoto, mentre la voce di sua madre cambiava in quella di Nilani Sef. Il peso nel suo cuore si alleviò mentre afferrava Zareph e lo riportava in superficie. Nilani, Lirisse, Selin... era quasi un sollievo che il Kos'Karii avesse preso di mira gli ospiti di Sef. Per lei erano poco più di nomi. Sentiva famigliarità nei loro confronti, anche una certa nostalgia, ma erano più sostenibili rispetto alla voce di sua madre. Respira. Dannazione, Zareph! Respira!

Ha inghiottito acqua, devi liberargli i polmoni.
Lo so, G'Vera. Lo so, rispose, cercando di posizionare lo zeellai in modo da poter effettuare la manovra per rianimarlo.
Non così. Portalo da me, me ne occuperò io.
I suoi occhi si allargarono per l'orrore, mentre Seeth si rendeva conto con chi esattamente stava parlando. ghuy' imprecò nuovamente. G'Vera non era lì con loro. Si costrinse ad ignorare le raccomandazioni mediche del Kos'Karii, consapevole che stava cercando di mandarla fuori strada, e si concentrò su Zareph. Lo zeellai sputacchiò acqua, riprendendo conoscenza. Il mio maestro...
Il tuo maestro un corno! sbottò Seeth, influenzata più del dovuto dalle trasmissioni telepatiche dei Kos'Karii. Il tuo maestro non è qui, aggiunse poi con un tono più calmo. Non dare ascolto alle voci. Vogliono ingannarti. Allontanarti dalla salvezza.
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#53

Korinna Suder

Betazoid

Korinna vide Seeth avvicinarsi, ma era evidente che anche la mezza klingon non fosse del tutto indifferente rispetto all'influsso delle creature che abitavano quelle acque. Purtroppo c'era poco che Korinna potesse fare al momento: tenere schermata la propria mente e proteggere Vollox dall'influsso delle creature, il tutto mentre nuotava disperatamente in cerca della riva, tra onde impetuose, era il massimo che fosse in grado di fare. Ad essere del tutto precisi stava rapidamente esaurendo tutte le sue energie.

Il klingon avanzava con decisione, ma di tanto in tanto la sua coscienza tornava a contorcersi sotto l’assalto di immagini che non gli appartenevano: Korinna poteva percepire volti, battaglie, onore, il desiderio di una morte gloriosa. I Kos’Karii gli offrivano una sfida con la quale era difficile competere così, ancora una volta, Korinna spinse la propria coscienza verso di lui senza cercare di bloccare le visioni, ma cogliendo il filo delle sensazioni che lo raggiungevano e rafforzando invece ciò che di reale lo circondava: il freddo, il sale, la resistenza dell'acqua, la riva di fronte a loro.

Subito il klingon riprese a nuotare con decisione verso l'obiettivo. Accanto a lui, Zareph tremava ancora. La sua mente oscillava tra gratitudine verso Seeth e il richiamo insistente del maestro che lo chiamava, continuando a promettergli rifugio dal giogo dei klingon e da quel pianeta che li costringeva a una misera esistenza. Ogni volta che la visione si rafforzava, le sue gambe smettevano di muoversi.

Korinna avvertì le proprie difese mentali iniziare a cedere sotto alla stanchezza: mantenere tutte quelle menti ancorate alla realtà era come sostenere una diga incrinata, dove ormai l'acqua cominciava a fuoriuscire da ogni minima crepa. Quando ormai pensava di non potercela più fare, i suoi piedi sfiorarono qualcosa, forse uno degli scogli. Vi si aggrappò, trascinandosi faticosamente fuori dall'acqua.

Solo quando sentì la sabbia cedere sotto ai suoi piedi si lasciò finalmente collassare a terra, esausta. Non sapeva se fosse riuscita nel suo intento di schermare gli altri a sufficienza da far raggiungere loro la riva, ma non avrebbe comunque potuto fare di più.
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#54

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Seeth Rahnaz Mezza Klingon

Una bracciata dopo l'altra, Seeth continuò a nuotare verso riva, trascinando con sé lo zeellai. A quel punto stava andando avanti meccanicamente, la mente ben più stanca e provata del suo corpo. Le voci dei Kos'Karii continuavano a confonderla e tentarla. Più di una volta fu sul punto di tornare indietro o di lasciarsi andare. Ma alla fine i suoi stivali affondarono nella sabbia e le voci tentatrici si interruppero, sostituite da grida di rabbia e frustrazione. Le sfuggì un sospiro di sollievo. Erano riusciti a lasciare le acque prima che i Kos'Karii li raggiungessero. Erano sopravvissuti. Lasciò andare Zareph e crollò in ginocchio sul bagnasciuga. In quanto klingon reggeva meglio di altre specie gli sforzi fisici, ma non poteva dire altrettanto su quelli mentali. Seeth si sentiva distrutta. Avrebbe voluto copiare Korinna e gettarsi distesa tra la sabbia, a riposare, invece si costrinse a guardarsi attorno. Non avevano perso nessuno. Tutti avevano raggiunto la riva. Era un mezzo miracolo.

Credo che per un po' salterò le vacanze al mare, provò a scherzare, nel tentativo di tirar su il morale dei presenti. Si sistemò meglio, posando il suo sguardo sull'oceano appena lasciato. Tra il buio e la nebbia, quasi le sfuggì. Un movimento sulla superficie dell'acqua, in lontananza. Una creatura serpentina aveva fatto un salto, per poi sparire nelle profondità degli abissi. Seeth strinse le labbra. Cos'erano quelle creature? Perché sembravano in tutto e per tutto uscite da un mito? Per prima cosa, dobbiamo capire dove ci troviamo, disse, costringendosi a scacciare la stanchezza. Non poteva permettersi di riposare, non ora. E possibilmente allontanarci dall'acqua. I Kos'Karii non sembrerebbero in grado di venire a riva, ma preferirei evitare di dar loro l'occasione di dimostrarci il contrario.
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#55

Korinna Suder

Betazoid

Korinna si sollevò a fatica su un gomito. La sabbia scura le si era incollata ai vestiti ancora fradici, il suo respiro era ora più lento, ma ancora irregolare. Kos’Karii? ripeté con la voce più debole del solito Conoscete quelle creature? chiese, notando come tutti, tranne lei, sembrassero convinti di sapere cosa si nascondeva tra le onde.

Leggende rispose Vollox con una nota di disprezzo Più precisamente sarebbero delle creature delle profondità. Demoni acquatici che abitano il Gre’thor: si dice che attirino i guerrieri con le voci dei loro cari, che promettano onore, redenzione o pace... e che li trascinino sotto, dove le loro anime restano intrappolate. A quelle parole Zareph rabbrividì: Ho visto il mio maestro che mi chiamava... confermò, chiedendosi cosa sarebbe successo se fosse stato da solo in mare. Grazie disse in direzione di Seeth. Per quanto lo infastidisse l'idea di ringraziare un klingon, non poteva negare che, se non lo avesse trascinato a riva, probabilmente avrebbe seguito la voce.

Korinna annuì Sono sicuramente dei telepati: non sono riuscita a leggere i loro pensieri, ma ho avuto la sensazione che ci considerassero delle prede. Lo sguardo di Vollox si indurì mentre scrutava l'oceano ormai alle loro spalle Qualunque cosa siano, Seeth ha ragione: non possono seguirci sulla terraferma. Le voci si sono fermate non appena abbiamo toccato la riva fece presente. O hanno scelto di fermarsi suggerì Korinna di rimando, non del tutto convinta da quell'affermazione.

Poco più in là, la nave klingon incombeva immobile al molo. Le torce crepitavano, gettando riflessi rossastri sulle rocce frastagliate. Sul ponte non sembrava esserci alcun movimento. Direi di cominciare cercando un modo per tornare indietro. Siamo arrivati qui a causa di una tecnologia aliena, probabilmente esiste qualcosa di simile qui in gradi di riportarci sul pianeta zeellai ribatté pragmatico Vollox. Andate voi, vi rallenterei inutilmente disse Korinna, ancora troppo stanca per rimettersi in piedi. Per un istante, tra la nebbia, qualcosa parve increspare la superficie dell'acqua.
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#56

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Seeth Rahnaz Mezza Klingon

No, Seeth rispose, costringendosi a rialzarsi. Ci muoviamo insieme. Come tu stessa hai fatto notare, non è detto che i Kos’Karii non siano in grado di raggiungere la riva. Siamo ancora troppo vicini all'acqua, è troppo rischioso lasciare qualcuno qui. Mentre spiegava, lanciò un'occhiata guardinga alla superficie marina, quasi aspettandosi che i Kos’Karii potessero rispuntare da un momento all'altro. Tra l'altro, non sappiamo come i locali potrebbero reagire se ti trovassero. Questo pianeta è strano. Fin quando non ci accerteremo della situazione, è meglio che tu e Zareph non vi separiate da noi. Se erano ancora nello spazio klingon, teoricamente il codice identificativo di Korinna avrebbe dovuto proteggerla. In quanto membro dell'equipaggio della Kal'Ruq non avrebbe rischiato il carcere o peggio. Ma Seeth non aveva mai sentito parlare delle creature che li avevano attaccati. Considerando quanto simili erano ai Kos’Karii, era strano che la loro esistenza non fosse di dominio pubblico.

Si avvicinò a Korinna e si chinò verso di lei, offrendole una mano per aiutarla a rialzarsi. Fu in quel momento che una richiesta d'aiuto arrivò dalle acque: Aiuto, sto affogando! Qualcuno... Seeth si voltò istintivamente verso il mare, notando una figura che si dimenava a diversi metri dalla riva. Non riusciva a vederla chiaramente a causa della nebbia, ma la sua voce le parve famigliare. Strinse le labbra. Andiamo, prima che ci convincano a tornare in acqua, disse, pronta a tirar su di peso Korinna se fosse stato necessario. Se già uno o due Kos’Karii li mandavano al limite, non osava pensare cosa sarebbe successo loro se avessero dato tempo alle creature di ricevere rinforzi.
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#57

Korinna Suder

Betazoid

Seeth… sono sfinita confessò Korinna, cercando comunque di rimettersi in piedi. Le sue braccia erano ancora doloranti per lo sforzo e le gambe minacciavano di cedere sotto al suo peso. Era d'accordo con la Klingon che separarsi non fosse l'idea migliore, ma dopotutto ... posso tenerli a bada con i miei poteri. Non dovendomi concentrare su di voi posso riuscire senza difficoltà a tenerli lontani dalla mia mente tentò di rassicurarla, perfettamente consapevole che non si trattava dell'unico problema. Se quelle creature erano in grado di uscire dall'acqua rischiava di trovarsi ad affrontare un intero gruppo di loro e nessuno sembrava avere idea di cosa fossero in realtà. Per quanto ne sapevano potevano essere dei crostacei giganti, in grado di frantumarle la testa con una bracciata... o chissà che altro.

Un'altra cosa le era evidente: su quella spiaggia non avrebbero trovato un modo per tornare indietro e quando lo avessero fatto, era nel suo interesse trovarsi il più vicina possibile al portale o a qualunque altra cosa avrebbe permesso loro di ritornare alla Kal'Ruq. La klingon aveva ragione. Fu allora che una voce chiamò di nuovo dalle acque e questa volta fu Vollox a prendere in mano la situazione, sollevando Korinna senza troppi complimenti andiamo tagliò corto, avviandosi verso l'interno dell'isola.

La sabbia scura rifletteva la luce delle torce del molo, creando giochi di luce sulle rocce frastagliate. A guardarle distrattamente, le stalagmiti che ornavano la scogliera ricordavano una schiera di denti affilati che percorreva l'intera costa. Procedendo verso l'interno dell'isola il terreno si sarebbe fatto sempre più accidentato: gole strette e tunnel naturali si aprivano sulla superficie, con fessure da cui filtrava una luce incandescente, come se l’isola stessa fosse alimentata da un cuore di magma sommerso. Non era difficile immaginare perché i miti klingon descrivevano questi luoghi come un inferno. cos'è quella? chiese Korinna, indicando un bagliore azzurro in lontananza.

vedi tu se vuoi far incontrare loro qualcuno, qualcosa, o troviamo una via per tornare a casa... che comunque non significa che sappiamo come farla funzionare :P
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#58

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Seeth Rahnaz Mezza Klingon

Mi rendo conto che sei sfinita, rispose Seeth. Lei stessa si sentiva stanca morta, ed era una klingon. Era comprensibile che Korinna fosse sul punto di crollare. ma non mi convincerai a... Non fece in tempo a finire il 'lasciarti qui' che Vollox sollevò di peso Korinna. Yep, l'approccio klingon alle volte è il migliore. Devo ricordarmelo, pensò, semi divertita. In quanto diplomatica e amica, aveva cercato di convincere Korinna, quando in realtà c'era un'opzione ben più rapida. Quella che Vollox aveva appena dimostrato.

Andiamo, confermò. Seguì Vollox e Korinna, tenendo d'occhio Zareph. Se avesse dato segno di volersi dirigere verso l'acqua o avesse borbottato la parola 'maestro', era pronta a afferrarlo e trascinarlo di peso verso la salvezza. Fortunatamente, non si rivelò necessario.

Camminarono per diversi minuti su di un terreno sempre più accidentato. Seeth osservò le crepe sul terreno con una vaga inquietudine. Un pianeta dall'aspetto quasi infernale, abitato da delle creature simili ai Kos’Karii. Non c'era bisogno di essere superstiziosi per temere il peggio. Se non fosse per il fatto che Seeth era sufficientemente sicura di essere ancora in vita, avrebbe potuto veramente credere di essere finita nell'inferno klingon.

Alla domanda di Korinna, il suo sguardo cadde sullo strano bagliore. Seeth strinse gli occhi, cercando di capire cosa si trattasse. Una... colonna? Una colonna solitaria spiccava ad alcuni metri di distanza dal sentiero accidentato che stavano seguendo. Mentre si avvicinavano, divenne chiaro che la colonna aveva fatto parte di una struttura più grande. L'edificio, forse un tempio considerando la sua pianta circolare, era ormai in rovina. Solo una delle sue colonne rimaneva in piedi, le altre erano crollate. Seeth si fermò a distanza di sicurezza, osservando con sospetto i glifi alieni di cui era decorata la colonna. Brillavano lievemente di azzurro e le erano decisamente famigliari. Sembrerebbe che abbiamo trovato un collegamento con la struttura aliena che ci ha portato qui. Ma... c'è qualcosa di strano in queste rovine. Più che essere crollate per il tempo e l'incuria, sembrerebbero essere state volutamente distrutte.
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#59

Korinna Suder

Betazoid

Vollox si fermò a pochi passi da Seeth, con Korinna ancora tra le braccia, come se pesasse poco più della sua armatura. Senza una parola seguì lo sguardo della collega, studiando con occhio critico i resti della struttura: non ci volle molto perché giungesse alle stesse conclusioni: il tempio era quasi completamente crollato e blocchi di pietra nera come la sabbia dell'isola giacevano sparsi tutt’intorno, alcuni spaccati di netto come se fossero stati colpiti da armi energetiche. Su ciò che rimaneva delle colonne era possibile apprezzare lo stesso reticolo di glifi luminosi che avevano già incontrato sul pianeta Zeellai ma, in questo caso, la maggior parte di essi non emanava alcun bagliore.

Sembra un'azione deliberata convenne Vollox. Zareph, che fino a quel momento era rimasto qualche passo indietro, si avvicinò lentamente: i suoi occhi scorsero con attenzione sui simboli Guardate il pavimento disse, con un'espressione indecifrabile sul volto. Vollox abbassò lo sguardo, seguendo quello dell'alieno: tra le pietre crollate si intravedeva ancora parte del disegno originario; si trattava di un grande cerchio inciso nella roccia, quasi completamente coperto dalle macerie.

Delle linee sottili partivano dal centro e si collegavano alle basi delle colonne: Un circuito... mormorò Korinna, leggendo involontariamente i pensieri di lui. La betazoide sollevò leggermente la testa: nonostante fosse stremata, qualcosa sembrava chiamarla ed i suoi occhi si concentrarono su un gruppo pulsante di glifi. Sento… qualcosa sussurrò, con la mente concentrata altrove. Una presenza... Vollox, mi metta giù chiese. Il klingon sbuffò, ma non fece resistenza, accertandosi invece che la betazoie riuscisse effettivamente a reggersi in piedi prima di lasciarla andare.

Korinna si avvicinò alla colonna, incerta. Il suo sguardo si fissò un momento su Seeth mentre cercava di dare un senso a quello che aveva appena percepito. No. Forse si stava sbagliando. Era possibile che le creature che abitavano sul fondo del mare stessero influenzando di nuovo le sue percezioni? Perché quello che percepiva non poteva essere reale. E' vivo borbottò tra sé e sé. Questo posto è vivo.
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#60

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Seeth Rahnaz Mezza Klingon

Vivo? La notizia non le piacque per niente. Seeth avrebbe voluto non crederle, o poter imputare le percezioni di Korinna ai Kos’Karii, ma non le fu possibile. Si erano allontanati a sufficienza dall'acqua; un'interferenza dei Kos’Karii era improbabile. E c'era un altro elemento che le fece credere alle percezioni della betazoide, oltre alla sua fiducia nell'amica. Come sul pianeta Zeellai? Domandò, ricordandosi che Korinna aveva detto lo stesso durante la loro esplorazione della struttura sotterranea che gli Zeellai stavano cercando di trasformare in un'arma contro l'Impero. Per la precisione, Korinna l'aveva affermato poco prima che la struttura li teletrasportasse su quello strano pianeta, facendoli quasi affogare a qualche chilometro dalla costa. Quanto simile è la percezione? Credi che si tratti della stessa entità?

Fissò con sospetto le rovine di fronte a lei, quasi aspettandosi una loro attivazione da un momento all'altro. Se fosse successo, ad essere ottimisti sarebbero tornati sul pianeta Zeellai. Ad essere pessimisti, sarebbero finiti tra il magna di un pianeta vulcanico. Non so se siamo fortunati o sfortunati che la struttura sia stata distrutta, considerò. Che quella fosse la via per tornare a casa? Dite che sia riparabile? Non che io sia convinta che sia una buona idea affidarci ad una tecnologia aliena di cui conosciamo ben poco... e che, per di più, è semi-senziente. Potrebbe essere più sicuro entrare in contatto coi nativi e lasciare il pianeta su un'astronave. Se i nativi sono realmente klingon Li aveva visti da lontano, alla luce della luna, mentre era intenta a mantenersi a galla. Difficile dire se si trattasse di klingon o di alieni dall'aspetto simile. questo dovrebbe essere un pianeta dell'Impero.
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